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Flavio De Marco. Vedute. Ediz. italiana e inglese. Con CD Audio Polveroni Adriana Nori Paolo Teardo Teho - Silvana, 2010 -
La ricerca artistica di Flavio de Marco è focalizzata sull'esperienza del paesaggio attraverso il linguaggio della pittura. Il progetto contenuto nel presente volume si propone come sviluppo della sua ricerca pittorica che rispetto alla caratterizzazione del suo lavoro dalla fine degli anni novanta in avanti - si apre a nuove forme di rappresentazione a partire da un'esperienza in differita: fotografie, manifesti e dépliant pubblicitari, mappe, marine e guide turistiche, immagini dalla storia dell'arte, astrazioni cromatiche, copie di dipinti. La mostra presentata alla Collezione Maramotti consta di ventiquattro opere tra tele di grande dimensione e altre in formato cartolina sul tema della veduta nelle sei città in cui l'artista ha vissuto: Bologna, Lecce, Milano, Londra, Roma, Berlino. Il progetto si arricchisce della collaborazione di Teho Teardo e Paolo Nori che, invitati dall'artista, hanno sviluppato in parallelo una propria visione di queste città, ognuno dal proprio ambito di ricerca: musicale il primo e letterario il secondo.
Flavio de Marco. Figure Guidi Barbara - Fondazione Ferrara Arte, 2018
Flavio de Marco. Figure - Fondazione Ferrara Arte
Screen life. Ediz. italiana e inglese De Marco Flavio - Quodlibet, 2026 - Quodlibet Arte. Cataloghi
Fin dagli esordi, De Marco ha concepito la pittura come un dispositivo di osservazione, un campo di prova in cui verificare la distanza tra il visibile e il rappresentabile. Le sue opere non descrivono il mondo, ma interrogano i modi in cui esso ci appare. In questa indagine, l'artista assume il linguaggio del digitale come condizione percettiva e paesaggio culturale. Le interfacce dei software di fotoritocco, le finestre dei browser, le griglie dei social network o le estetiche dei feed visivi sono elementi che abitano i suoi quadri come strutture latenti, come impalcature invisibili della visione contemporanea. In questo senso, la pittura di De Marco non si pone in opposizione al digitale, ma lo ingloba e lo traduce. Trasforma le sue logiche in materia, i suoi pixel in pigmento, i suoi flussi in durata. I bordi delle immagini evocano le cornici di schermi e finestre, le superfici monocrome rimandano ai campi neutri dei programmi di editing, mentre i dettagli sospesi - icone, indicatori, livelli di trasparenza - diventano metafore della nostra percezione mediata.