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Merckx, il figlio del tuono. Ediz. illustrata Gregori Claudio - 66Thand2nd, 2016 - Vite Inattese
Il 20 marzo 1966 un giovane belga si schiera al via della Milano-Sanremo. Ha vent'anni e non si è mai misurato con un tracciato cosi lungo. Al traguardo vincerà la prima classica del suo palmarès. Quel giorno, come con Coppi all'indomani della guerra, si apre per il ciclismo una nuova era. Fin da quella prima apparizione, Merckx ha mostrato di possedere, oltre al talento, il gusto dell'avventura e della prodezza inattesa. Al pari dei grandi del passato. Ma più di chiunque altro ha saputo interpretare la gara come "sfida totale", battaglia all'arma bianca. Ha imposto uno stile, "la corsa di testa", riportando il ciclismo alla sua vocazione originaria. Lo chiameranno l'Orco, il Coccodrillo, Attila, il Cannibale: temuto e invidiato, è stato "il più grande agonista" di uno sport arduo, a volte crudele. Per questo la sua storia - scritta sul pavé, nel fango, nella tormenta, segnata da cadute rovinose, nobilitata dai duelli con Gimondi, Ocaña, Fuente - merita un posto speciale nella "sconfinata biblioteca della bicicletta". Dall'esordio alla corte di Van Looy fino all'eclissi improvvisa, Claudio Gregori ricostruisce le imprese di Merckx come fosse un cavaliere impavido a caccia di tesori favolosi in una nuova chanson de geste.
E non chiamatemi (più) Cannibale. Vita e imprese di Eddy Merckx De Lorenzi Angelo - Limina, 2003 - Storie E Miti
E non chiamatemi (più) Cannibale. Vita e imprese di Eddy Merckx - Limina
Eddy Merckx. Il cannibale Bersi Arnaldo - Edizioni Mare Verticale, 2026 - I Grandi Del Ciclismo
La storia di Eddy Merckx è quella di un dominio senza precedenti nella storia del ciclismo. Il Cannibale trasforma ogni corsa in un terreno di conquista, spinto da una fame di vittoria che non conosce tregua né compromessi. Dagli esordi fulminanti fino ai trionfi mondiali, il suo talento assoluto e la sua instancabile ambizione ridefiniscono i limiti stessi dello sport. La sua ossessione per il primato assoluto lo rende imbattibile ma anche isolato, trasformando ogni gara in una dimostrazione di forza che suscita diffidenza oltre che ammirazione. Merckx è il simbolo di un ciclismo che vive sul confine sottile tra mito ed eccesso.