Libri di Mario Desiati
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La notte dell'innocenza. Heysel 1985, memorie di una tragedia Desiati Mario - Einaudi, 2025 - Einaudi Tascabili. Scrittori
«Il calcio, demoniaco e divino. In queste due parole c'è l'identità inafferrabile di ogni passione, anche la più scottante, anche la più innocente». È il 29 maggio 1985: Mario ha otto anni e ha giocato tutto il pomeriggio nel campetto vicino casa, con le prime scarpe coi tacchetti di ferro. Sono usate e più piccole di un numero, ma lo hanno fatto sentire grande e importante, pronto per guardare in tv la sua Juventus contendere al Liverpool la Coppa dei Campioni nella finale al vecchio stadio Heysel di Bruxelles. Mario, ancora sporco di terra, sente le strade di Martina Franca svuotarsi e l'emozione crescere. Non può sapere che all'Heysel si è appena consumata una delle più gravi tragedie della storia del calcio. Il bilancio finale sarà di trentanove morti e oltre seicento feriti ma la partita, pur con un'ora e mezza di ritardo, verrà giocata ugualmente. La Juventus vincerà e i calciatori, in un'atmosfera spettrale, faranno il giro del campo con la Coppa innalzata al cielo. Trent'anni dopo Mario ricostruisce in modo chirurgico la diretta che incollò gli italiani allo schermo e si chiede: cosa ci ha lasciato quella notte di furia disumana? Cos'è rimasto, di quegli spalti insanguinati, al calcio, ai tifosi, al Paese intero?
La notte dell'innocenza. Heysel 1985, memorie di una tragedia Desiati Mario - Rizzoli, 2015 - Scala Italiani
29 maggio 1985. Mario è un bambino di otto anni, felice perché il pomeriggio ha calzato per la prima volta nella sua vita un paio di scarpe da calcio con i tacchetti di ferro ed emozionato perché la sera la sua Juventus contenderà al Liverpool la Coppa dei Campioni nella finale in programma al vecchio stadio Heysel di Bruxelles. Le strade si svuotano, tutto il paese si ferma per assistere alla partita e anche Mario rientra precipitosamente a casa ancora sporco di terra. Accende il televisore sulle ultime note della sigla dell'Eurovisione e non può sapere che all'Heysel si è appena consumata una delle più gravi tragedie della storia del calcio. Non è il solo. Quando la diretta comincia in pochi ne hanno la percezione - a cominciare dal telecronista Bruno Pizzul -, in pochissimi conoscono la verità. Il bilancio finale sarà di trentanove morti e oltre seicento feriti, ma, sia pure in ritardo di un'ora e mezza e in una cornice spettrale, la partita verrà giocata ugualmente. Lo spettacolo non si ferma o meglio, come commentò Michel Platini diversi mesi più tardi, "quando cade l'acrobata, entrano i clown". "La notte dell'innocenza" è una ricostruzione chirurgica della diretta che incollò al televisore milioni di italiani sgomenti, impauriti, disgustati; è la rievocazione della partita vista con gli occhi increduli di un bambino, è una riflessione sull'eredità dell'Heysel: cosa ci ha lasciato quella notte di trent'anni fa?
La notte dell'innocenza. Heysel 1985, memorie di una tragedia Desiati Mario - Rizzoli, 2023 - Bur Narrativa
29 maggio 1985. Mario, otto anni, le ginocchia sporche di terra ed erba dopo il pomeriggio passato al campetto, si siede nel salotto e accende il televisore. È emozionato, perché la sua Juventus sta per affrontare il Liverpool nella finale di Coppa dei Campioni. Quando comincia la diretta, non può sapere che il calcestruzzo del vecchio stadio Heysel di Bruxelles ha ceduto sotto l'impeto degli hooligans, provocando una delle più gravi tragedie della storia del calcio. Bilancio finale: trentanove morti e oltre seicento feriti. Eppure, in una cornice surreale, le autorità impongono ai calciatori di giocare ugualmente. «Quando cade l'acrobata, entrano i clown» commenterà Michel Platini. "La notte dell'innocenza" è la ricostruzione chirurgica della diretta televisiva che lasciò milioni di italiani sgomenti, impauriti, disgustati; è la rievocazione della partita attraverso gli occhi increduli di un bambino. Una riflessione sull'eredità dell'Heysel: cosa ha lasciato agli appassionati di calcio, alla cultura sportiva, al nostro Paese tutto e al suo immaginario? Siamo cresciuti da allora o siamo rimasti lì, con il calcestruzzo insanguinato sotto i piedi, in uno stadio sempre più desolatamente vuoto?