Libri di Cur Di Sante
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Le donne nel cantiere di San Pietro in Vaticano. Artiste, artigiane e imprenditrici dal XVI al XIX secolo Di Sante A. (Cur.) Turriziani S. (Cur.) - Il Formichiere, 2017 - Quando La Fabbrica Costruì San Pietro
Nel cantiere petriano sin dal Cinquecento ampi e variegati furono gli impieghi femminili in ambiti considerati da sempre appannaggio esclusivo degli uomini. Nel cantiere vaticano le donne ebbero un ruolo importante: figlie e mogli partecipavano in diverso modo all'attività di famiglia, garantendone la prosecuzione e lo sviluppo in caso di morte del padre o marito, e potendo godere di una sostanziale parità economica rispetto all'uomo. Tuttavia il lavoro delle donne nella basilica vaticana non è stato sempre un completamento di quello del capofamiglia, ma anche un'esperienza autonoma vissuta da donne scelte per le loro rare capacità artistiche, e non perché eredi di un defunto padre o marito. Riemergono così, dalla documentazione dell'Archivio Storico della Fabbrica di San Pietro le figure di carrettiere, 'mastre muratore', 'pozzolaniere', 'capatrici' di smalti per i mosaici, 'fornaciare' di laterizi e vetri, stampatrici, 'vetrare', ma anche intagliatrici di legno e pietre dure, fino ad arrivare alle 'patentate', ovvero le fornitrici accreditate presso l'Istituzione. Questa originale raccolta di saggi ha il merito di raccontare La presenza femminile nel cantiere vaticano.
Italiani senza onore. I crimini in Jugoslavia e i processi negati (1941-1951) Di Sante C. (Cur.) - Ombre Corte, 2005 - Documenta
All'aggressione militare della Jugoslavia da parte italiana dell'aprile 1941 seguì, nei ventinove mesi dell'occupazione, una politica di 'pacificazione' attuata attraverso l'esercizio sistematico e pianificato della violenza ai danni della popolazione civile. All'indomani della cessazione della guerra, il governo jugoslavo presieduto da Tito reclamò, perché potessero essere giudicati, i militari e civili italiani ritenuti responsabili dei crimini. Nonostante gli accordi internazionali prevedessero la loro estradizione, il governo italiano si mosse per evitarne la consegna e impedire che i processi venissero celebrati, negando di fatto la possibilità che di quei crimini si potesse serbare una memoria giudiziaria.