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Johann Georg Hamann. Vita e passioni di un cavaliere errante della fede Donadio Francesco - Saletta Dell'uva, 2022
Questo saggio ricostruisce il percorso formativo, le condizioni spirituali e storico-ambientali nelle quali è maturata la personalità anarchica e geniale di Johann Georg Hamann, figlio dell'epoca dell'illuminismo, ma anche suo critico inflessibile. A partire dall'analisi della sua scrittura aforistica e dell'interesse che essa aveva già suscitato in Goethe, si dà risalto alla particolare connessione che c'è in lui tra pensiero e vita, soprattutto all'evento della sua «conversione» religiosa attraverso la lettura del testo biblico, da cui è necessario muovere per comprenderne la figura di pensatore «religioso». In effetti, alla base del suo sviluppo di idee c'è il carattere originariamente/essenzialmente storico dell'esperienza ebraico-cristiana della vita, riscoperto e riattualizzato da Lutero, dalla sua interpretazione della Scrittura e della religione come esperienza e vita, come un credere in Dio, che è ben diverso dal credere a Dio, a conferma che la credenza, quando è scandagliata nel suo cuore pulsante, è investimento/trasformazione esistenziale prima e più che adesione passiva a un pacchetto di verità calate dall'alto. Appunto nel rifiuto di un'interpretazione «puramente» razionale della religione, si può individuare per Wilhelm Dilthey il contributo di Hamann allo sviluppo di quei germi che avrebbero portato alla nascita della coscienza storica.
Crociate di un filologo. Religione e illuminismo nel giovane J.G. Hamann Donadio Francesco - Edizioni Ets, 2017 - Philosophica
Johann Georg Hamann (1730-1788), definito il Mago del Nord per il carattere oracolare dei suoi scritti, è stato contemporaneo e concittadino di Kant. "Crociate di un filologo" è il titolo da lui dato a una raccolta di saggi nei quali, attraverso un produttivo intreccio tra narrazione autobiografica e riflessione filosofica, vi è già ampiamente documentata la sua interpretazione della religione e del linguaggio. Si tratta di scritti che rivelano sin dal titolo il loro carattere militante, in quanto scaturiti dal confronto critico con l'illuminismo del suo tempo, al quale egli rimprovera di operare una scarnificazione non solo della religione e del linguaggio, ma anche della natura, dell'uomo e della ragione, una rivendicazione che lo apparenta a certi precorrimenti romantici. Il suo tentativo di decostruzione dell'ideologia illuministica con le armi della filologia è ciò che inoltre lo rende attraente e degno di considerazione per Herder e Goethe, ma l'impulso originario per lo sviluppo di queste idee gli viene fornito dalla sua fede luterana, in quanto ancoraggio alla Parola e alla «Parola che si è fatta carne», rivelazione che è insieme sensibile e storica e perciò ricca di affinità con il linguaggio della letteratura, della poesia e persino con quello della «creazione» in quanto atto comunicativo divino.