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Così bella cosi dolce. Dalle pagine di Dostoevskij al film di Bresson Bono F. (Cur.) Cimmino L. (Cur.) Pangaro G. (Cur.) - Rubbettino, 2012 - Cinema
Un confronto serrato tra due capolavori "minori": la novella "La mite" di Dostoevskij e il film che Bresson ne ha tratto: "Une femme douce". Il volume prende in esame le opere di due maestri che con strumenti diversi ed in contesti molto lontani hanno indagato, con la stessa acribia e severità, fin nelle pieghe più nascoste dell'animo umano. I saggi raccolti, come d'abitudine per la serie "corpo a corpo", di cui questo è il terzo volume, provengono da discipline differenti, dalla slavistica alla teologia, dalla storia e critica cinematografica alla filosofia, ma tutti scritti in uno stile scorrevole, libero da vincoli accademici e disciplinari.
Robert Bresson Ferrero Adelio Lodato Nuccio - Il Castoro, 2004 - Il Castoro Cinema
Robert Bresson (Bromont-Lamothe 1907 - Parigi 1999), è stato forse il più schivo uomo di cinema del secolo scorso, intento a misurarsi con se stesso - e le questioni espressive e produttive - nel modo più libero e intransigente. Analista incomparabile dell'interiorità e dei temi più alti per l'umana presenza (il Male, la sofferenza del vivere, l'inesplicabilità del tutto) ha condotto sui di sé e la sua opera un lavoro progressivo di selezione e spoliazione stilistica, unico e inconfondibile nel panorama mondiale. Il volume ripercorre le sue opere cinematografiche e riporta numerosi dati e notizie, accompagnati da un'analisi critica.
La bellezza e lo sguardo. Il cinematografo di Robert Bresson - Il Castoro, 2000
Quello di Robert Bresson è stato davvero "lo sguardo di un maestro" che insegna a vedere. Tenace e ribelle, ha aperto al cinema una via nuova, percorsa in solitudine, da lui battezzata dal nome originario di cinematografo. Il linguaggio che, film dopo film, ha creato, suona come provocazione rivolta al mondo del cinema per lo spreco di immagini e il mancato sfruttamento delle sue insostituibili potenzialità. Bresson invita a usare la macchina da presa non per riprodurre il visibile, ma per renderlo visibile svelandone la bellezza.