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Matthew Barney. Polimorfismo, multimodalità, neobarocco. Ediz. illustrata libro
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LIBRO   9788836621835

Matthew Barney. Polimorfismo, multimodalità, neobarocco. Ediz. illustrata Dusi N. (Cur.)  Saba C. G. (Cur.)   -  Silvana, 2012

Il volume affronta in modo interdisciplinare l'opera dell'artista contemporaneo Matthew Barney (San Francisco, 1967). Un universo polimorfo che esplora media, linguaggi e formati differenti: performance, scultura e cinema, disegno, video e installazioni site specific, ma anche fotografia, moda e design. Partendo da diverse prospettive teoriche e critiche - come la storia dell'arte, l'estetica e la semiotica, la storia del cinema e la sociologia dei media - i saggi qui raccolti rendono possibile una messa a fuoco delle questioni più rilevanti che il lavoro di Barney introduce nell'ambito delle pratiche artistiche dal Novecento a oggi. Confrontandosi con la cultura artistica contemporanea e creando proprie mitologie, simbolismi e parole chiave, Matthew Barney persegue una rielaborazione di ciò che definiamo "opera" grazie alla sua pratica transdisciplinare, tra serie e performatività dei dispositivi, traduzione e remix. Su questo indagano gli autori degli interventi critici del volume, che accoglie inoltre puntuali conversazioni con lo stesso Barney e semiologi dell'arte come Paolo Fabbri e Omar Calabrese. L'opera di Matthew Barney, interrogata in modo approfondito nelle serie come "Dressing Field" (Orifill) (1989-2007), "Drawing Restraint" (1987- 2010), e nel corposo ciclo "Cremaster" (1994-2002), ma anche nelle sculture, fotografie e disegni, e nelle loro scelte espositive, diventa così una risposta complessa alle molte domande sull'arte contemporanea...

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LIBRO   9788837046385

Matthew Barney. Ediz. illustrata Gioni Massimiliano   -  Electa, 2007  -  Supercontemporanea

Consacrato dal "New York Times" come "il più importante artista americano della sua generazione", Matthew Barney (1967, California) sperimenta tutti i linguaggi della contemporaneità: dalle installazioni al film, dalla scultura alla video art, la sua opera si configura come una peregrinazione, il racconto di gesta d'eroi intrappolati in complicati percorsi a ostacoli, costretti a continue fughe e digressioni. Seguendo queste peripezie, gli spettatori si ritrovano nei meandri di mondi immaginari governati da leggi misteriose, nati dalla combinazione di miti celtici e leggende sportive, manuali di medicina e trattati di sessuologia, deliri autobiografici e cosmologie di universi sospesi tra occultismo e melodramma. Matthew Barney è il più allucinato cantore di quella trasformazione antropologica che negli ultimi decenni ha tramutato le nostre vite in spazi colonizzati da tecnologie portatili e microscopiche, in un mondo ormai governato da un'integrazione sempre più promiscua tra reale e artificiale, tra biologico e meccanico. Ricollegandosi al linguaggio della performance anni sessanta, in cui artisti come Vito Acconci, Marina Abramovic, Bruce Nauman, Chris Burden o Joseph Beuys davano forma a strani rituali spingendo il proprio corpo all'estremo, Matthew Barney innesta la tradizione dell'arte contemporanea su un filone nuovo, nel quale confluiscono l'estetica patinata dello sport e la fotografia delle riviste di moda, il tutto immerso in un'atmosfera carica di una sessualità morbosa.

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LIBRO   9788837046392

Matthew Barney. Ediz. inglese Gioni Massimiliano   -  Mondadori Electa, 2007  -  Supercontemporanea

Consacrato dal "New York Times" come "il più importante artista americano della sua generazione", Matthew Barney (1967, California) sperimenta tutti i linguaggi della contemporaneità: dalle installazioni al film, dalla scultura alla video art, la sua opera si configura come una peregrinazione, il racconto di gesta d'eroi intrappolati in complicati percorsi a ostacoli, costretti a continue fughe e digressioni. Seguendo queste peripezie, gli spettatori si ritrovano nei meandri di mondi immaginari governati da leggi misteriose, nati dalla combinazione di miti celtici e leggende sportive, manuali di medicina e trattati di sessuologia, deliri autobiografici e cosmologie di universi sospesi tra occultismo e melodramma. Matthew Barney è il più allucinato cantore di quella trasformazione antropologica che negli ultimi decenni ha tramutato le nostre vite in spazi colonizzati da tecnologie portatili e microscopiche, in un mondo ormai governato da un'integrazione sempre più promiscua tra reale e artificiale, tra biologico e meccanico. Ricollegandosi al linguaggio della performance anni sessanta, in cui artisti come Vito Acconci, Marina Abramovic, Bruce Nauman, Chris Burden o Joseph Beuys davano forma a strani rituali spingendo il proprio corpo all'estremo, Matthew Barney innesta la tradizione dell'arte contemporanea su un filone nuovo, nel quale confluiscono l'estetica patinata dello sport e la fotografia delle riviste di moda, il tutto immerso in un'atmosfera carica di una sessualità morbosa.

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