Libri di Romano Gasparotti
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Il quadro invisibile Gasparotti Romano - Cronopio, 2015 - Rasoi
Nel centenario della nascita di dada la domanda sul non senso dell'azione artistica merita di essere radicalmente riproposta. Sono passati più di ottant'anni dalla denuncia della "povertà d'esperienza" da parte di Benjamin e il deserto esperienziale avanza a livello globale. Solo l'arte sembra rappresentare l'ultima frontiera per chi non sa rassegnarsi al destino di liquidazione dell'esperienza. L'opera d'arte mantiene viva e desta la capacità di provocare, meravigliare e offrire la possibilità di spingersi esistenzialmente un po' più in là di quel che si è stati e si è. Eppure, la storiografia, la critica (anche militante) e la filosofia dell'arte seguitano imperterrite a ridurre sistematicamente le opere d'arte a mero oggetto di conoscenza.
L'opera oltre l'oggetto. Sull'esperienza simbolica dell'evento artistico Gasparotti Romano - Moretti & Vitali, 2015 - Narrazioni Della Conoscenza
L'arte ormai è dappertutto, pronta ad attirare la curiosità di un pubblico che desidera fare esperienza in un mondo che, più si globalizza, più vede crescere il deserto esperienziale. Ma sembra anche sistematicamente oltrepassare qualsiasi linea di demarcazione volta a definire che cosa è propriamente artistico rispetto a ciò che non lo è. Proponendosi, dunque, come un autentico problema per la filosofia, le cui risposte, tuttavia, rischiano di essere poco pertinenti, nel loro rimanere saldamente arroccate attorno ai poteri "forti" e "visibili" dell'oggetto, del significato e del concetto. La stessa critica d'arte si limita perlopiù a fornire parafrasi verbali dell'opera. Perché non provare, allora, a confrontarsi profondamente con l'arte all'opera, senza volerla addomesticare e senza ricondurla totalmente alle macchinazioni dei poteri visibili? Un esperimento filosofico, che non solo potrebbe riconciliarci con l'evento, ma anche disostruire i blocchi e i condizionamenti, che precludono le possibilità di un autentico esperire. Contribuendo, infine, a restituire alla filosofia stessa il suo originario carattere di arte delle Muse, le quali, notoriamente, non parlavano, bensì cantavano e danzavano... I saggi qui raccolti muovono dal tentativo di interpretare l'arte all'opera secondo il modello della danza, intesa come ciò che può scaturire solo dall'ineffabile contatto con quanto non si può pensare.