Libri di Massimo Ilardi
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Il tempo del disincanto. Per dimenticare il passato, rimuovere il futuro, vivere il presente Ilardi Massimo - Manifestolibri, 2016 - Incisioni
Il libro affronta alcune domande cruciali per il nostro presente: perché il disincanto è la tonalità emotiva più idonea per capire i meccanismi di una società del consumo e per difendersi dalle sue fantasticherie? Perché può spingere l'individuo a recuperare saldamente un "senso della posizione" in un mondo in cui sembra che "tutto ciò che è solido si dissolve nell'aria"? Perché può aiutare ad abbattere i pregiudizi morali, storici e politici che rendono opachi il ruolo del consumo e le sue forti potenzialità di cambiamento e di condizionamento del sistema di mercato? Qual è il rapporto tra disincanto e libertà? E quello tra disincanto e politica? Ma soprattutto, quali strumenti di conoscenza della realtà il disincanto mette all'opera? Le risposte costituiscono il filo conduttore di questo scritto. Non un discorso sulla natura del disincanto, dunque, ma un tentativo di usare il disincanto come chiave di lettura del presente e delle sue trasformazioni. Libertà, consumo, politica, conflitto: sono i temi analizzati con radicalità per scardinare vecchie tradizioni di pensiero e nuove ideologie.
Il tramonto dei non luoghi. Fronti e frontiere dello spazio metropolitano Ilardi Massimo - Meltemi, 2007 - Le Melusine
Nel corso degli ultimi venti anni molte sono le categorie concettuali utilizzate per definire la natura e le trasformazioni della metropoli. Al culmine di questo percorso, Massimo Dardi traccia il bilancio dei suoi studi, offrendo al lettore una serie di provocatorie conclusioni che sfidano tutti coloro per i quali non è più possibile coniugare architettura e progetto politico. Ilardi accompagna i lettori in un viaggio nella teoria dell'architettura che va dall'esplosione della città senza luoghi al tramonto dei non luoghi; dalla paranoia delle città invisibili alla sconvolgente realtà degli slum, ricordando che metropoli vuol dire innanzitutto occupazione, appropriazione e consumo di territorio attraverso pratiche di illegalità diffusa che hanno la capacità e la forza di legittimarsi. La metropoli oggi è un campo aperto di energie, di conflitti, di poteri e di nuove relazioni. Il tramonto dei non luoghi non significa però un ritorno ai luoghi: quelli costruiti dalla tradizione, da una memoria condivisa, dalla Storia, dall'etica del lavoro. Al contrario. Ci si trova davanti a una territorializzazione dei desideri che è fatta di immediatezza e di opposizioni reali che non conoscono dialettica o mediazione culturale. Per ragionare seriamente sulla città è ora necessario elaborare nuovi linguaggi e nuovi strumenti che permettano di confrontarsi con questa nozione di luogo instabile, conflittuale e abitato da minoranze frammentate che hanno in comune solo l'esperienza del consumo.
Il tramonto dei non luoghi. Fronti e frontiere dello spazio metropolitano Ilardi Massimo - Booklet Milano, 2007 - Le Melusine
Nel corso degli ultimi venti anni molte sono le categorie concettuali utilizzate per definire la natura e le trasformazioni della metropoli. Al culmine di questo percorso, Massimo Dardi traccia il bilancio dei suoi studi, offrendo al lettore una serie di provocatorie conclusioni che sfidano tutti coloro per i quali non è più possibile coniugare architettura e progetto politico. Ilardi accompagna i lettori in un viaggio nella teoria dell'architettura che va dall'esplosione della città senza luoghi al tramonto dei non luoghi; dalla paranoia delle città invisibili alla sconvolgente realtà degli slum, ricordando che metropoli vuol dire innanzitutto occupazione, appropriazione e consumo di territorio attraverso pratiche di illegalità diffusa che hanno la capacità e la forza di legittimarsi. La metropoli oggi è un campo aperto di energie, di conflitti, di poteri e di nuove relazioni. Il tramonto dei non luoghi non significa però un ritorno ai luoghi: quelli costruiti dalla tradizione, da una memoria condivisa, dalla Storia, dall'etica del lavoro. Al contrario. Ci si trova davanti a una territorializzazione dei desideri che è fatta di immediatezza e di opposizioni reali che non conoscono dialettica o mediazione culturale. Per ragionare seriamente sulla città è ora necessario elaborare nuovi linguaggi e nuovi strumenti che permettano di confrontarsi con questa nozione di luogo instabile, conflittuale e abitato da minoranze frammentate...