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Bruno Ceccobelli. L'opera, non altro. Ediz. illustrata Marchini Simona Colasanti Arnaldo Ceccobelli Bruno - Silvana, 2024 - Arte
"Essere contemporanei vuol dire per me essere veri e dignitosi, appunto onesti. Non è così la società capitalistica di oggi in cui tutto è calcolo, tecnologia, è sfruttamento dell'incompetenza degli altri. Vedi, la forza della mia pittura sta nel fatto che essa sia un lavoro onesto perché pensato, lavorato, costruito. La sua forza appartiene a un lavoro regale, è la via regale della vita. Per me, è molto importante la connessione del tempo nella storia. Mi alimento ancora e molto dell'arte, da quella primordiale a quella che è fonte della mia memoria e della terra in cui vivo: il medioevo gotico, la luce dei bizantini in Italia, la voce delle laudi jacoponiche. [...] Io dipingo per spostare le ombre interne, per modificare l'interno dello sguardo. No, non si possono cancellare le ombre. L'alchimia mi ha insegnato la necessità, la conciliazione degli opposti: l'androginia, che ho tanto studiato, mi ha detto che le ombre e le luci si chiamano, sono reciproche. Ho fatto molte opere sul tema perché la luce, che è anche ombra, continui a illuminarci."
Bruno Ceccobelli. Classico eclettico Lottini Otello - Il Cigno Gg Edizioni, 2004 - Gli Orizzonti
Bruno Ceccobelli. Classico eclettico - Il Cigno GG Edizioni
Bruno Ceccobelli. Doppia luce. Catalogo della mostra (Brescia, 11 maggio-29 giugno 2019). Ediz. italiana e inglese Fiz Alberto - Vanillaedizioni, 2019
Catalogo della mostra "Bruno Ceccobelli. Doppia luce", E3 arte contemporanea, Brescia, 11 maggio - 29 giugno 2019, a cura di Alberto Fiz. L'esposizione è composta da opere del 2014 (Pupille e Iridi) e una selezione di lavori dal 1985 al 1990. "Ceccobelli va incontro ad un processo di continua trasformazione dove l'opera d'arte si sviluppa nella sua autonomia attraverso frammenti numerici, rituali simbolici, calligrafie impreviste, e meccanismi compositivi non convenzionali. Un'alchimia che passa attraverso l'uso di materiali differenti quali piombo, cenere, zolfo, cera. Ma anche fibra di carbonio, cartone, malta, tessuti o pennelli sporchi di colore. Tutti questi vanno incontro a una continua metamorfosi secondo un processo duplice dove l'artista affianca gli strumenti della propria ricerca di cui diventa complice. La pittura slabbrata, ferita, contaminata, non solo transita da un materiale all'altro, ma si adagia su ogni possibile supporto tridimensionale, spesso simile a un objet trouvé, come nel caso delle icone o dei retablo con cerniere a vista uscite da qualche cantina o arrangiate in maniera piuttosto approssimativa" (dal testo di Alberto Fiz)