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Bruno Buozzi, ultimo atto. L'eccidio della Storta 80 anni dopo Maglie Antonio - Arcadia Edizioni, 2024 - Storica
Ottanta anni fa, esattamente dopo due decenni dal rapimento e l'omicidio Matteotti, i nazisti ritirandosi da Roma "firmavano" l'ultima strage compiuta nella capitale, a poco più di due mesi dalla terribile "mattanza" delle Fosse Ardeatine. Medesima la dinamica (un colpo alla nuca), identici anche gli esecutori (uno di loro si era già "distinto" in quel terribile 24 marzo 1944). Quattordici corpi. Tra di loro, Bruno Buozzi, storico leader sindacale destinato a guidare la nuova CGIL unitaria. Era stato compagno di partito di Matteotti, avendo con lui, Turati, Treves e Kuliscioff fondato il Partito Socialista Unitario. Oggi più che mai, in un clima di aperto revisionismo storico, quell'evento non solo è utile ricordare ma anche reinterpretare criticamente, ponendosi una sola domanda: chi era dalla parte giusta della storia? Il questore Pietro Caruso e Guido Buffarini Guidi, ministro dell'Interno della Repubblica nazifascista di Salò, che redigevano le liste dei "martiri delle Fosse Ardeatine", o Buozzi e i suoi tredici compagni di sventura che, come dice la lapide della Storta "diedero la vita per la nostra libertà"? Prefazione di Giorgio Benvenuto. Postfazione di Pierpaolo Bombardieri.
Bruno Buozzi (1881-1944). Una storia operaia di lotte, conquiste e sacrifici Mammarella Gabriele - Futura Editrice, 2014 - Storia E Memoria
Bruno Buozzi è stato uno dei maggiori protagonisti della storia d'Italia della prima metà del Novecento. La sua è la storia di una battaglia epocale, la stessa a cui gente umile e fiera quanto lui consacrò la propria vita in nome di un fortissimo senso di giustizia sociale. Prima di ogni cosa Buozzi fu un operaio, un uomo dalle origini modeste. Autodidatta, studiò rubando le ore al sonno e in breve riuscì ad affermarsi come leader sindacale. Pacato e tollerante, fu l'artefice di lotte operaie plateali e dirompenti come l'occupazione delle fabbriche. Convinto socialista, respinse la violenza come mezzo di lotta e abbracciò l'idea riformista della gradualità delle conquiste sociali. Tra i suoi primati si contano numerose conquiste sindacali, prima fra tutte la giornata lavorativa di 8 ore. Antifascista risoluto e coraggioso, tenace avversario di ogni estremismo politico, Buozzi era un socialdemocratico convinto che la democrazia dovesse essere in primo luogo nelle fabbriche. Quando perciò i nazisti lo assassinarono in una delle stragi più oscure del Secondo fine guerra, l'Italia libera e fondata sul lavoro non perse solo un uomo di grande esperienza sindacale e politica, ma uno dei suoi più importanti e generosi padri fondatori. Prefazione di Susanna Camusso.