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La svolta. Storia di una vita Mann Klaus - Il Saggiatore, 2016 - La Cultura
La prima metà del Novecento fu per Klaus Mann - come per tanti artisti della sua generazione - un precipizio ineludibile, un gorgo di violenza, una scissione insanabile che lo condusse in poco tempo alla morte, da cui era ossessionato. Eppure la sua esistenza fu segnata da una vitalità incoercibile e da una vibrante tensione intellettuale, di cui "La svolta" offre una testimonianza di forza ineguagliata: lo sguardo angosciato e consapevole sul presente, dalla repubblica di Weimar all'ascesa di Hitler; i viaggi a Parigi, in Nordafrica, in Italia - spesso accompagnato dalla sorella Erika e da Annemario Schwarzenbach -, la vita da esiliato prima in Europa e in seguito a New York, fino alla decisione di combattere il nazismo nell'unico modo ormai possibile: arruolarsi nell'esercito degli Stati Uniti. Ma quelli furono anche gli anni della formazione, un percorso che portò Klaus Mann ad amare scrittori come Whitman e Kafka, a stringere rapporti con André Gide, Stefan Zweig e Aldous Huxley, a un impegno umanistico che era acuto sentire, ma anche azione concreta. Saga familiare e libro di viaggio, tormentata riflessione politica e "Bildungsroman", "La svolta" - che il Saggiatore ripropone nella storica traduzione di Barbara Allason - è l'autobiografia letteraria di un grande scrittore che per tutta la vita tentò di fuggire dal cono d'ombra di uno scrittore grandissimo: Thomas Mann, di cui viene offerto in questo libro il ritratto più memorabile, capace di unire l'affetto e l'ammirazione.
Klaus Mann. Un caso di creatività ostacolata Curatola M. Irene - Bonanno, 2013 - Scaffale Del Nuovo Millennio
Un viaggio all'interno del variegato universo letterario di Klaus Mann compiuto attraverso un'attenta indagine critico-filologica sia delle opere che di documenti autobiografici inediti. Il percorso artistico-esistenziale di Klaus viene interpretato dall'autrice considerando le vicende umane e le tematiche più significative della sua poetica alla luce del rapporto complesso con la "grandezza" della figura paterna. In quest'affresco viene posta in risalto la percezione che il figlio aveva di Thomas Mann ed emergono i meccanismi che hanno condizionato, reso problematica la sua creatività e la sua formazione spirituale. Leitmotiv dell'analisi è l'attenzione rivolta all'origine e al significato del male di vivere di questo scrittore tormentato che, negli anni della Seconda guerra mondiale, con l'esperienza dell'esilio, da esteta trasgressivo si trasforma in intellettuale impegnato, in opposizione al regime con la sua attività di pubblicista e saggista.