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Viaggi straordinari Mondino Aldo Dehò V. (Cur.) - Nfc Edizioni, 2020
«La curiosità di Aldo Mondino verso l'universo delle culture differenti, la sua capacità di entrare in sintonia empatica con mondi esotici ha sempre caratterizzato il suo lavoro. I suoi "Viaggi straordinari" hanno riguardano la propensione alla ricerca di qualcosa di sempre nuovo da scoprire, sia in senso culturale che in senso propriamente geografico. I suoi sono viaggi metaforici oltre che fisici. I luoghi dell'arte e dei linguaggi in cui si è "recato" sono stati davvero tanti fin dagli inizi negli ani Sessanta dalle enciclopedie e gli erbari, al nume tutelare della pittura torinese (ed europea) Felice Casorati. Viaggi nella cultura e nella pittura: ha infatti rivisitato l'arte astratta con garbo e ironia, la pop art, la xilografia mitteleuropea, Orientalismo, Alberto Giacometti, Umberto Boccioni senza tralasciare l'enigmistica, i King, il codice stradale e molti altri linguaggi. La sua curiosità e il suo istinto verso l'ironia, il mot d'esprit, la parodia, lo hanno spinto a cercare sempre nuovi confronti, a rendere "mondiniano" quella parte di universo con cui è entrato in contatto. Aldo Mondino è stato un artista straordinario, non a caso è stato grande amico di Alighiero Boetti, altro genio italiano assimilato all'Arte povera. Mondino è sempre stato un anarchico, un personaggio riottoso all'inquadramento in caselle storico artistiche né tantomeno a gruppi o scuderie. Oggi a distanza di 15 anni dalla sua morte, si capisce ancora di più il suo valore e la sua unicità nel panorama dell'arte contemporanea.» (Valerio Dehò)
Aldo Mondino. Catalogo della mostra Coen Vittoria Nido Davide Mondino Aldo - Hopefulmonster, 2000 - Cataloghi Mostre
Aldo Mondino. Catalogo della mostra - Hopefulmonster
Aldo Mondino. Tappeti stesi e appesi. Ediz. illustrata Meneguzzo Marco - Carlo Cambi Editore, 2013
In catalogo il ciclo di opere di Aldo Mondino dei "tappeti stesi", simulacri di tappeti dipinti su telai; il ciclo delle "Turcate", chiaro riferimento al folklore turco, ma anche all'artista Giulio Turcato; dei "ritratti" di ambientazione araba; e culmina con il rifacimento di "Mekka Mokka" (1988), una sorta di tappeto-mandala, realizzato con l'utilizzo di 50 chili di caffè in grani su carta da spolvero. Una produzione che riesce a coniugare il piacere della pittura con la percezione chiara di un mutamento in atto, l'evidente spostamento del centro d'interesse mondiale verso culture considerate "esotiche", nonché con una serie di citazioni colte, tipiche dell'artista, in primis quella della produzione orientalista di Eugène Delacroix.