Libri di Michele Marchetto
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- 9788816307841 Apologia pro vita sua. Vol. 4
Un presentimento della verità. Il relativismo e John Henry Newman Marchetto Michele - Rubbettino, 2010 - Università
È ben nota l'espressione "dittatura del relativismo" con cui Benedetto XVI indica le conseguenze morali del principio secondo il quale "ciò che si sa fare, si può anche fare". Il termine "relativismo", tuttavia, copre una gamma di significati più vasta: non solo la presunzione dell'uomo padrone della scienza e della tecnica, unico giudice di se stesso, ma anche la sua fragilità e fallibilità, la sua relatività e contingenza, che Assoluto è soltanto Dio. Dopo aver presentato le diverse forme di relativismo e i suoi rapporti con il nichilismo e l'ermeneutica, questo libro approfondisce il modo in cui John Henry Newman (1801-1890), proclamato Beato il 19 settembre 2010, ne fronteggiò l'offensiva contro la fede e le sue implicazioni morali. La posizione del Cardinale inglese è tanto più interessante in quanto si colloca nel contesto in cui il relativismo moderno di matrice scettica e illuministica inizia a svilupparsi nelle forme a noi contemporanee. Quanto alla fede, Newman ne dimostra la ragionevolezza, affermandone anche la piena legittimità nel dibattito pubblico; quanto alla coscienza morale, coniugandone il carattere personale e trascendente, la salvaguarda dai rischi del relativismo di origine utilitaristica. L'attualità del suo pensiero si rivela, così, nel declinare Verità e persona in modi che oggi si riconoscono nella filosofia ermeneutica.
John Henry Newman. Identità, alterità, persona Marchetto Michele - Carocci, 2016 - Biblioteca Di Testi E Studi
In un contesto antropologico che Michel Foucault definisce come "il vuoto dell'uomo scomparso", l'idea di persona di John Henry Newman (1801-1890) è il candidato migliore per rispondere alla dissoluzione dell'io e all'individualismo contemporanei. In una serrata dialettica all'interno della coscienza, l'io rinuncia a porre se stesso come fondamento: riconoscendosi come persona, riconosce anche l'"altro" che gli sta di fronte e l'"Altro" che dimora dentro di sé. In questa "grammatica del riconoscimento", Newman si rivela naturale interlocutore - oltre che di Locke, Hume e Smith - della fenomenologia di Edmund Husserl ed Edith Stein, e della filosofia ermeneutica di Hans-Georg Gadamer e Paul Ricoeur. Il suo pensiero si radica in modo originalissimo nel medesimo humus, la riflessione empiristica sulla coscienza di sé e del mondo, e l'enfasi romantica sull'esperienza vissuta prima che sulla sua mediazione intellettuale. Nel contempo, le supera entrambe, rivelandosi capace di denunciare i limiti dell'invulnerabilità antropocentrica e di andare al di là della frammentazione dell'umano e della sua perdita di senso, effetto dell'incapacità delle antropologie moderne e postmoderne di dare espressione all'esigenza di unità e di integralità che l'uomo nutre verso se stesso.