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Storie mirabili. Studi sulle novelle di Matteo Bandello Anselmi G. M. (Cur.) Menetti E. (Cur.) - Il Mulino, 2012 - Dip. Di Italianistica-Univ. Bologna
"Storie vere" ma anche "mirabili". Racconti che nascono dal mondo quotidiano o dalla storia antica o recente, ma che stupiscono per la loro straordinarietà. Sono le novelle di uno dei più affascinanti scrittori del Rinascimento italiano: Matteo Bandello (1485-1561), domenicano, vescovo, uomo di alta cultura, di frequentazioni aristocratiche, colte e mondane, in tutta Europa. Storie dalle quali, attraverso una traduzione francese, lo stesso Shakespeare trarrà ispirazione - per "La dodicesima notte", "Molto rumore per nulla", ed anche "Romeo e Giulietta". L'eccezionale vena creativa di Bandello riflette e fa rilucere in paradossale bellezza le contraddizioni dell'umanesimo e del primo Rinascimento: di un'epoca aurea per il pensiero e insieme di un mondo più spesso tragico che lieto, un mondo inquieto ed enigmatico, e tuttavia fiducioso nella virtù e nella ragione. Un mondo che vive guerre feroci, e insieme conosce espressioni artistiche altissime, una rivoluzione scientifica, la scoperta della stampa, le esplorazioni geografiche. I saggi raccolti nel volume, espressione di nuove direttrici di ricerca, mostrano come ancora oggi il libro della memoria dei nostri grandi classici sia una risorsa inesauribile e necessaria alla nostra identità culturale.
Matteo Bandello e lo zio Vincenzo in Calabria. Il mistero svelato Minerva Angelo - Solfanelli, 2021 - Micromegas
Ad essere preso in esame in questo saggio è un episodio non secondario nella vita di Matteo Bandello, ma per lungo tempo rimasto ammantato dal più fitto mistero, che lo vide, all'inizio dell'estate del 1506, giungere fin nella Calabria Citra con lo zio Vincenzo - dal 1501 Maestro Generale dell'Ordine domenicano -, e con un altro frate, suo fedele accompagnatore e amico, Eustachio Piatesi, in una ricognizione dei conventi domenicani del meridione d'Italia. Di quella particolare esperienza, per molti aspetti dolorosa, dello scrittore lombardo, sulla base delle rare e frammentarie testimonianze possedute, fino a qualche tempo fa, si era in grado di fare solo delle ricostruzioni più o meno verosimili, approssimative e lacunose. Dalla prima, e in parte imprecisa, testimonianza di Leandro Alberti nel "De viris illustribus Ordinis Praedicatorum" altre, originate da questa, si sono succedute nel corso degli anni, ma senza aggiungere nulla di sostanziale a quelle scarne notizie; solo sul finire del secolo scorso sono stati finalmente trovati e vagliati documenti che hanno reso possibile far luce su molti aspetti di quel lontano viaggio.