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Vasco Bendini-Matteo Montani. Così lontani, così vicini. Catalogo della mostra (Chieti, 30 novembre 2012-20 gennaio 2013). Ediz. illustrata Simongini G. (Cur.) - Allemandi, 2012 -
Così lontani, così vicini. Sono Vasco Bendini (Bologna, 1922) e Matteo Montani (Roma, 1972), i due artisti a cui questo volume è dedicato, in occasione della mostra presentata a Chieti, al Museo Palazzo de' Mayo della Fondazione Carichieti. Nel 2012 Bendini, riconosciuto dalla critica come uno dei padri dell'informale italiano, ha festeggiato novant'anni mentre Montani, artista di spicco fra gli emergenti italiani, ne ha compiuti quaranta. Così, è nata l'idea di questo incontro fra due artisti separati da ben cinquant'anni ma vicini per una comune visione originaria, cosmogonica, sorgiva. Come scrive Gabriele Simongini, curatore della mostra e del catalogo, i lavori di Bendini e Montani sono animati da "un soffio vitale che è anche pneuma, respiro, aria e che ci appare come una sorta di principio originario inveratosi in immagini sorgive. Le loro opere, nel complesso, sono forse sismografi, elettrocardiogrammi dell'universo, della natura naturans che racchiude e innerva anche la loro interiorità. Bendini e Montani, in qualche modo, sono forze della natura ma simili a un tramonto, all'alba, a una natura generatrice più che a quella matrigna e distruttiva".
A lungo andare. Unmooring. Ediz. illustrata Montani Matteo - Manfredi Edizioni, 2020
"Alla base del lavoro di Matteo Montani c'è la ricerca dell'identità di un segno espressivo forte. Ogni ciclo pittorico si fonda su segni che sembrano zampillare dalla forza della natura. I segni sono tantissimi e l'artista accelera la loro proliferazione. Secondo Rainer Maria Rilke siamo circondati da segni. Per Montani il segno è salvifico e attraverso segni costruisce una parete di dettagli, una messa a fuoco del particolare. Ma c'è un altro aspetto che emerge con evidenza: l'aspetto performativo della pittura. Nell'arte italiana non è raro che l'aspetto pittorico sia coniugato con la performance. Pensiamo alla ballerina che danza davanti al quadro rosa con lo spartito alla Documenta di Kassel nel 1972, sintesi straordinaria di Jannis Kounellis (Da inventare sul posto). Pensiamo al Mangiafuoco che sputa fiammate sulle fiamme di pittura del quadro di Pier Paolo Calzolari (1979)..."