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Il mio corpo nel tempo. Lüthi, Ontani, Opalka. Catalogo della mostra (Verona, 13 ottobre 2017-28 gennaio 2018). Ediz. italiana e inglese Nuzzo Patrizia Polveroni Adriana - Manfredi Edizioni, 2017 - Arte
Sebbene il tema che lega tre artisti formalmente così diversi come Lüthi, Ontani e Opalka sia il tempo, occorre precisare che a loro non interessa mostrare il mero passare del tempo che, come ci hanno fatto vedere Giorgione e Tiziano, trasforma il giovane in vecchio. Nonostante questo piano, inevitabile laddove il corpo si fa "documento" visivo, abbia la sua attrattiva, non esaurisce tuttavia il senso del lavoro dei tre artisti che questa mostra intende proporre. È la capacità di fare attraverso l'arte un lavoro sul tempo che sfida il tempo stesso, che si eleva da esso, lo svincola dai suoi obblighi lineari, sebbene non ne nasconda il trascorrere, ad affrancarne il lavoro da quel piano meramente naturale che la testimonianza biologica suggerisce. E in questo continuo rimando tra un piano di manifesta naturalità, dove il tempo si racconta nel corpo dell'artista, e il piano simbolico della trasfigurazione artistica, risiede la forza e il fascino del lavoro di Lüthi, Ontani e Opalka.
Opalka 1965/1-? Carpaccio/Opalka. Il tempo della pittura. Ediz. illustrata Pratesti L. (Cur.) Trini T. (Cur.) - Marsilio, 2011 - Cataloghi
Il progetto, pone il dipinto dell'artista polacco in stretta correlazione con le Dame Veneziane di Vittore Carpaccio, creando le premesse per un "dialogo" tra le due opere nel quale il tempo diviene protagonista: per Opalka sotto forma di progressione numerica, nel capolavoro veneziano, presente nelle collezioni permanenti del Correr, come senso dell'attesa. Il volume che accompagna la mostra raccoglie interventi dello stesso Opalka, di Tommaso Trini e di Christian Schlatter.
Roman Opalka. Il tempo della pittura. Ediz. illustrata Pratesi L. (Cur.) - Marsilio, 2011 - Cataloghi
A partire dal 1965, nel suo studio di Varsavia, Roman Opalka decide di rappresentare lo scorrere del tempo attraverso un processo che lo vede dipingere su tele che l'artista chiama "dettagli" - tutte di uguale dimensione corrispondente alla porta del suo studio - la progressione numerica dallo zero all'infinito. Nell'evoluzione del suo lavoro, in mostra presso la Galleria Michela Rizzo di Venezia a partire dall'1 giugno, si possono distinguere fasi diverse: nelle prime tele i numeri sono dipinti in bianco su un fondo nero, dal 1968 il nero viene sostituito dal grigio, mentre dal 1972 l'artista attenua via via il contrasto tra numeri e sfondo fino quasi ad annullarlo del tutto. Il catalogo della mostra è composto da un ricco apparato iconografico e dai testi di Bruno Corà, Lórand Hegyi e Ludovico Pratesi.