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Nessuno torna alla sua dimora. L'itinerario poetico di Jolanda Insana Tomasello D. (Cur.) - Sicania, 2009 - L'iride
La necessità di un'indagine sulla poesia di Jolanda Insana, si è fatta sempre più urgente, di pari passo quasi con l'accumularsi prepotente e, sempre più acuminato, dei materiali lirici di questa instancabile "narratrice" delle storture e dei deragliamenti della nostra quotidiana erranza. Articolato, secondo i differenti approcci e persino le differenti vocazioni dei numerosi studiosi qui presenti, il volume offre una panoramica esaustiva delle direzioni ardite del linguaggio poetico della Insana, concentrandosi particolarmente sulle fonti ispirative e sull'originalità di un timbro imprendibile ed imprevedibile, che non ha facili paragoni e non accetta affiliazioni di comodo a scuole o consorterie in voga.
«Pupara sono». Per la poesia di Jolanda Insana Ferraro Gianfranco Lo Castro Giuseppe - Falco Editore, 2019
Grattare l'esistenza fino al suo nocciolo, la sua verità. È stato questo il tentativo di Jolanda Insana (Messina, 1937 - Roma, 2016), tra le voci poetiche più incisive della letteratura italiana contemporanea. Una voce poetica da sempre pubblica, com'era pubblica la voce degli antichi poeti classici. È questa voce, concreta, aggrappata alla vita, che il nostro volume tenta di attraversare, ripercorrendone le strade, attraverso una vasta scelta di inediti e di scritti sparsi, di saggi, poesie, ricordi, interviste, disegni, recensioni, articoli, che consentono al lettore di incontrare il "fare" poetico di Insana, come un innesto tra pratiche, lingue, arti differenti. Come ogni "fare" pubblico, questa voce è anche una voce collettiva, aperta al presente: la voce di Insana si innesta così nel volume con quella di amiche, amici e critici che hanno dialogato, letto, osservando il mondo attraverso la sua lingua, provando a grattare con lei, a loro volta, le forme mortifere e sfinite del proprio tempo, la "rema morta dello Stretto". È contro queste forme che muoveva il lungo scongiuro di Insana: uno scongiuro, ancora visibile e imprevedibile, che questo innesto di voci, linguaggi, lampi, riflessioni, tenta di rendere, una volta di più, operante e vivo.