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Il Male. 1978-1982. I cinque anni che cambiarono la satira. Ediz. illustrata Vincino - Rizzoli, 2007 - 24/7
Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, una rivista ha rivoluzionato il modo di fare satira in Italia. Era un giornale iconoclasta, radicalmente di sinistra ma lontano dal Pci, provocatorio, irridente, non a caso battezzato "Il Male". Il marchio di fabbrica della rivista era la falsa prima pagina di un quotidiano (indimenticabile quella della "Stampa" con il titolo Tognazzi capo delle Brigate Rosse e la foto dell'attore ammanettato), ma naturalmente "Il Male" era molto di più: era, per esempio, il banco di prova di alcuni dei disegnatori più grandi di quegli anni, come Andrea Pazienza, Roland Topor, Tanino Liberatore, e la tribuna che ospitava articoli scandalosi su argomenti tabù come il terrorismo e i rapporti tra mafia e politica. In questa antologia, il disegnatore Vincino, che del "Male" fu direttore, raccoglie le vignette, gli articoli, i falsi più significativi. Il risultato è un ritratto di un'Italia molto diversa da quella che conosciamo.
«Intorno» al male. Appunti di ontologia negativa e criminologia clinica Vitale Francesca - Gruppo Albatros Il Filo, 2021 - Nuove Voci
Il male ha un'origine, una realizzazione e una conclusione? O, piuttosto, è insito nel soggetto che lo compie, ragione che lo porta a non avere termine, a essere sprovvisto di una fine anche quando il suo obiettivo è raggiunto? Un interessante saggio che analizza il male e ciò che gli è "intorno", facendo un importante raffronto tra psicologia, filosofia e diritto, al fine di sbrigliare la mente da concetti prestabiliti.
Il male. Nuova ediz. Putallaz François-Xavier - Queriniana, 2020 - Nuovi Saggi Queriniana
Un pensiero chiaro e ben organizzato sul paradosso del male. Perché il male? Come dire l'innominabile? Come prenderne le distanze per capirlo meglio? Noi vi siamo implicati: il male sconvolge le nostre vite. È un fatto: tristezza, dolore, sofferenza, morte irrompono in ogni esistenza, anche prima che ci pensiamo. Sia come sia, le diverse forme del male hanno un punto in comune: il male non è una cosa. Si presenta come una frattura in ciò che è, come un parassita che corrode il bene, senza il quale però non potrebbe nemmeno esistere. Il bene ha dunque un primato assoluto, che nutre la speranza: il bene sarà sempre più forte. L'esperienza stessa dell'infelicità, per esempio, testimonia implicitamente che siamo fatti per essere felici. L'intelligenza che cerca di affrontare il paradosso del male si sforza così di distinguere, senza separarli, il male oggettivo dalla sua risonanza soggettiva. L'impresa è rischiosa perché, volendo fare il bene, l'uomo compie talvolta atti orribili, in cui il male si mescola con l'amore. E questo rende la ricerca ancora più intrigante.