Libri di Silvia Vizzardelli
Bibliografia di Silvia Vizzardelli: tutti i libri in vendita online con argomento Este
Verso una nuova estetica. Categorie in movimento Vizzardelli Silvia - Mondadori Bruno, 2010 - Sintesi
L'evoluzione delle arti nel corso del Novecento ha drasticamente mutato anche la natura dei concetti che impieghiamo per descriverle e giudicarle. Alla base di questo libro c'è la convinzione che per seguire al meglio questo processo verso una nuova estetica, lo strumento più adatto proviene dalla pertinenza dei nomi e delle categorie. Morphing è la parola chiave. Una trasformazione fluida, graduale, senza soluzione di continuità ci pone davanti, a un certo punto, un panorama mutato, una storia nuova che dobbiamo raccontare con uno stile e un vocabolario diversi, approfittando del senso che le parole guadagnano sul terreno concreto del loro uso. Per questo Silvia Vizzardelli, con un gusto per i passaggi impercettibili e per le dinamiche sottili, inette a confronto, di volta in volta, un termine dell'estetica tradizionale e quello che, nel dibattito attuale, ne ha preso produttivamente il posto. Tutte le categorie individuate vengono affrontate per coppie, non per fornire un lessico dell'estetica, ma allo scopo di rendere evidente la corrente che le attraversa e gli slittamenti che si sono prodotti nella storia recente della disciplina.
Io mi lascio cadere. Estetica e psicoanalisi Vizzardelli Silvia - Quodlibet, 2014 - Quodlibet Studio. Filosofiaepsicoanalisi
Cosa significa cadere, lasciarsi andare, precipitare a valle? Cosa significa abbandonarsi a qualcosa che viene dato in pasto ai nostri sensi? L'esperienza più semplice e immediata della nostra vita rivela una complessità straordinaria se la osserviamo attraverso la lente dell'estetica e quella della psicoanalisi. E viceversa: il tema della riuscita, caro all'estetica e alla teoria delle arti, e il tema della soddisfazione del desiderio, caro alla psicoanalisi, guadagnano un nuovo volto se li lasciamo illuminare dall'esperienza della caduta. Un atto rovinoso e insieme felice che richiede una forma rassegnata di automatismo, di passività, di cedimento e insieme una forma embrionale di collaborazione, di facilitazione, di attività. Un gesto, insomma, che si offre come improvvisa saldatura di definitivo e iniziale. Il mondo in cui viviamo ci espone a una condizione estrema di apertura, la rincorsa delle possibilità ci sottrae sempre di più l'oggetto da arpionare, trascina come su un nastro il nostro desiderio ma niente "ci viene dato in pasto". Acquista forza quindi il progetto di contrastare questa penuria, questo stato di sospensione che trattiene tra le sue maglie il desiderio.