Libri di Beatrice Alfonzetti
Bibliografia di Beatrice Alfonzetti: tutti i libri in vendita online Lingue indo-europee
Pirandello. L'impossibile finale Alfonzetti Beatrice - Marsilio, 2017 - Elementi
Guardare al teatro di Pirandello, dalla prospettiva critica del finale, riserva davvero molte sorprese. L'invenzione dell'epilogo a fine Ottocento può rinviare così alla fin de siècle, mentre la mancata conclusione dei Sei personaggi in cerca d'autore a una drammaturgia circolare. Fra enigmi, parabole, sogni e misteri, molti suoi finali acquistano il significato di emblemi di un'epoca, come tutti i finali che si rispettino. Accanto a questo percorso, il libro rintraccia altri finali, impossibili o mancati, e quasi in un dialogo ideale con lo scrittore gli sussurra: è un vero peccato, signor Pirandello, che Lei ci abbia lasciati orfani di due finali veramente epocali, ma noi li abbiamo "scoperti" e posti accanto agli altri, l'epilogo, l'enigma, il finale circolare...
Teatro e tremuoto. Gli anni napoletani di Francesco Saverio Salfi (1784-1794) Alfonzetti Beatrice - Franco Angeli, 2013 - Letteratura Italiana. Saggi E Strumenti
L'attenzione dell'autrice è rivolta soprattutto all'attività teatrale e intellettuale di Francesco Saverio Salfi durante gli anni che trascorse a Napoli, dopo aver abbandonato Cosenza per le accuse di essere un seguace di Voltaire. Catastrofi naturali e rivolgimenti politici sembrano accelerare il corso della storia, trasformando pochi anni in una svolta epocale. Spettatore del terremoto che scosse la Calabria nel 1783, Salfi rovesciava nel Saggio di fenomeni antropologici relativi al tremuoto ogni immagine rassicurante dell'uomo. Fra le varie proposte politiche e sociali, vi era quella di un teatro comico per il popolo, preda del fanatismo religioso e potenziale attore, se spinto dalla fame, di disordini e tumulti. A Napoli il teatro tragico ha però il sopravvento, dapprima in sostegno del trono, poi, parallelamente alla scelta rivoluzionaria e filofrancese, per rovesciarlo. Accusato di essere implicato nella congiura giacobina del 1794, Salfi fugge portandosi dietro varie cose, fra le quali l'esperienza della centralità del teatro nell'educazione dell'uomo e nei cambiamenti politici.