Libri di narrativa classica prima del 1945
Opere di narrativa classica antecedenti al 1945
Sanin Arcybasev Michail P. - Utet, 2009 - Letterature
Un romanzo di enorme successo nella Russia immediatamente successiva alla Rivoluzione del 1905. Un romanzo scandaloso, accusato di "offesa al pudore" per la strenua rivendicazione del diritto al libero amore e la "non condanna" del suicidio: i due capisaldi della gioventù rivoluzionaria di quegli anni uscita amaramente disillusa dal clima di una Rivoluzione tradita o quanto meno incompleta. Sanin, il protagonista, a differenza del suo tormentato amico Jurij, si proclama "uomo dell'avvenire": egoista, istintivo, libero da preoccupazioni ideologiche e ossessionato dalla sensualità seduce la fidanzata di Jurij (che, appunto si suicida). Sanin (una sorta di principe Stavrogin dei "Demoni" di Dostoevskij più carnale e blasé), scosso nonostante l'atteggiamento cinico e distaccato da quanto avvenuto, fugge. Anzi, meglio, se ne va, si allontana, scompare dileguandosi in un rapporto panico con la natura riscoperta.
Sangue. Versione filologica del racconto Arcybasev Michail P. Osimo B. (Cur.) - Osimo Bruno, 2020
Ho letto l'eccellente racconto "Sangue" di Arcybasev, che, per la sua abilità artistica, è più potente di qualsiasi argomentazione per attirare le persone verso il vegetarianismo, o meglio, per liberarsi della superstizione relativa alla necessità di cibarsi di esseri viventi. Non sto a raccontarvi il contenuto di questo bel racconto, per non rovinarvelo, ma vi consiglio vivamente di acquisire dall'autore il permesso di pubblicarlo e di inserirlo integralmente o per estratti nella vostra rivista. Con grande stima Lev Tolstoj
Sanin Arcybasev Michail P. - Utet, 2009 - Letterature
Sanin, il protagonista, a differenza del suo tormentato amico Jurij, si proclama "uomo dell'avvenire": egoista, istintivo, libero da preoccupazioni ideologiche e ossessionato dalla sensualità seduce la fidanzata di Jurij (che, appunto si suicida). Sanin (una sorta di principe Stavrogin dei Demoni di Dostoevskij più carnale e blasé), scosso nonostante l'atteggiamento cinico e distaccato da quanto avvenuto, fugge. Anzi, meglio, se ne va, si allontana, scompare dileguandosi in un rapporto panico con la natura riscoperta.