Libri di Giuseppe Averardi
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Ungheria 1956. Le verità rivelate. Nuova ediz. Averardi Giuseppe - Minerva Edizioni (Bologna), 2018 - Eurispes
Questo libro è il bilancio di un secolo, il Novecento, e il bilancio di un gruppo di amici, compagni, sodali, che l'ha attraversato. Giornalisti, politici e intellettuali che aderirono in gioventù al comunismo, vedendo nell'Unione Sovietica «il centro della speranza mondiale, la società cui milioni di esclusi guardavano come un modello e una possibilità di salvezza»; salvo poi ritrarsene disillusi dopo la rivolta di Budapest, e la conseguente durissima repressione sovietica. Per molti l'approdo finale di questo sofferto viaggio fu la socialdemocrazia. L'autore, tra i fondatori di "Corrispondenza Socialista" ripercorre quegli anni e l'epopea di quella rivista, che raccolse attorno a sé coloro che uscirono dal Pci dopo i fatti di Ungheria. Dopo un bilancio iniziale, l'autore ci propone una selezione di articoli dall'archivio di "Corrispondenza socialista", in cui autori italiani, europei e americani raccontano la fine della loro innocenza di fronte al disvelarsi della natura repressiva del gigante sovietico. Un sofferto ed intimo percorso all'interno della sinistra italiana, europea e mondiale.
Socialdemocrazia l'altra voce dell'Europa. Un'uscita di sicurezza per l'Italia Averardi Giuseppe Ferrarotti Franco - Datanews, 2014 - Short Books
Questo libro ha l'ambizione di raccontare - per sintesi - una storia europea, in Italia pressoché sconosciuta soprattutto presso le giovani generazioni. È la storia delle grandi socialdemocrazie, di un movimento politico che ha segnato di sé tutto il XX Secolo. Vengono delineati la genesi, le fondamenta e le costanti, l'evoluzione del socialismo democratico, della sua cultura umanistica e scientifica che hanno portato in Europa all'ascesa di immense masse umane del movimento operaio e sindacale, contadino e dei ceti medi urbani. In Italia, dopo la caduta del fascismo, ciò è avvenuto anche attraverso la lotta per il superamento delle ideologie dogmatiche, dell'egemonia culturale della sinistra leninista e stalinista. Il grado attuale di coscienza e di organizzazione delle masse lavoratrici, confermata dall'entrata della sinistra italiana maggioritaria (il Partito Democratico) nell'Internazionale Socialdemocratica, è il segnale più evidente che l'Italia ha ormai superato il ritardo storico di decenni che la separava dai paesi del Nord Europa. È dunque in grado di contribuire all'ipotesi di fondare ciò che i socialdemocratici tedeschi, inglesi, dei paesi scandinavi, definiscono come la creazione di una nuova economia; l'economia verde. Vale a dire la necessità di una rivoluzione ambientale per ristrutturare l'industria europea e le politiche del lavoro allo scopo di espandere i livelli di occupazione, preservare le risorse del pianeta e ridurre al minimo l'inquinamento.
Togliatti addio. Delirio e retaggio dello stalinismo italiano Averardi Giuseppe - Datanews, 2012 - Short Books
"Per costruire una sinistra italiana all'altezza di governare il Paese è necessario riprendere una riflessione collettiva sul partito comunista e sulla sua storia. E chiudere quindi i conti con lo stalinismo di Togliatti, che in tale storia ha avuto un peso determinante e che è perdurato ben oltre la morte di Stalin". Il dibattito sullo stalinismo, riavviatosi e portato a compimento negli anni di Gorbacev con la caduta del Muro e l'apertura degli archivi sovietici avrebbe dovuto liquidare in Italia l'ultima illusione di far sopravvivere lo stalinismo italiano e il mito di Palmiro Togliatti nella vulgata dei suoi epigoni. Nulla di tutto questo. Un balbettio stanco e monotono prosegue da oltre vent'anni. Il libro di Giuseppe Averardi risulta certamente un importante contributo personale a questa necessaria riflessione collettiva. Egli documenta in modo incontrovertibile quanto stalinista sia stato Togliatti. I suoi eredi hanno rimosso lui, come hanno rimosso tutta la storia del suo e del loro partito, attraverso una duplicazione della realtà, ultimo esito della "doppiezza" che Togliatti criticava, pur utilizzandola: vi sarebbe un Togliatti buono, costruttore della democrazia repubblicana italiana, e un Togliatti cattivo, collocabile in una storia aliena, del Comintern e dell'Urss. Prefazione di Giorgio Galli. Introduzione di Giuseppe Bedeschi.