Libri di Viscardo Azzi
Bibliografia di Viscardo Azzi: tutti i libri in vendita online EUROPA
I disobbedienti della 9ª armata. Albania 1943-1945 Azzi Viscardo - Mursia, 2010 - Testimon. Fra Cron.E Storia.Ii Guerra Mon
Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 sul fronte albanese due divisioni di Fanteria si rifiutarono di obbedire all'ordine di consegnare le armi ai tedeschi e di darsi prigionieri. La "Perugia" fu quasi completamente trucidata nel disperato tentativo di raggiungere I porti d'imbarco per l'Italia, mentre i 12.000 uomini della "Firenze" seguirono volontariamente il proprio comandante, il generale Arnaldo Azzi, e raggiunsero i partigiani albanesi sulle montagne per continuare al loro fianco la lotta contro il comune nemico nazifascista. Fu così che per alcune decine di migliaia di militari di stanza in Albania l'8 settembre 1943 segnò veramente l'inizio della Seconda guerra mondiale e di una lotta senza speranza su montagne selvagge e gelide, attenti a discernere, tra gli infiniti rumori del bosco, quello mortale dell'approssimarsi del nemico. L'autore, allora giovane sottotenente di prima nomina della "Firenze", testimone oculare e protagonista di questo tragico scorcio di storia, ricostruisce i confusi giorni vissuti dal Comando Militare Truppe Italiane della Montagna sul fronte albanese nei mesi successivi all'armistizio, citando documenti d'archivio ingialliti dal tempo, testimonianze di compagni d'armi e riandando con la memoria ai propri ricordi personali.
Il prezzo dell'onore. Albania 1943-1944 Azzi Viscardo - Mursia, 2009 - Testimon. Fra Cron.E Storia.Ii Guerra Mon
L'Albania, occupata nell'aprile del 1939 dall'Italia, nell'ottobre del 1940 fu la base di partenza per l'invasione della Grecia. Dopo la resa degli ellenici nell'aprile del 1941, i territori occupati dall'Asse furono in gran parte presidiati dalle truppe italiane. L'autore racconta le vicende dei soldati della divisione "Firenze", sorpresi in terra straniera dall'armistizio dell'8 settembre 1943. Abbandonati senza ordini, ignorati da vertici inetti, e alla mercé dell'ex alleato tradito, i componenti dell'unità cercarono di sopravvivere in luoghi impervi e ostili. I fatti tragici vengono esaminati e descritti con passione da un testimone, un giovane ufficiale subalterno che racconta la vita del suo reparto, i rapporti con i colleghi e i soldati, i problemi organizzativi della vita di presidio. Dai ricordi scaturisce un'analisi critica attraverso la quale il fascismo non è individuato come il solo artefice della disfatta materiale e morale di una guerra perduta prima di essere iniziata.