Libri di Bruno Basile
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I Plini. Due illustri comaschi della Roma imperiale Basile Bruno - Youcanprint, 2024 - Architettura / Storia / Antica E Classica
Uno dei più grandi cataclismi di epoca storica è stato certamente l'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Un'immane catastrofe che seppellì per 17 secoli alcune ridenti e ricche cittadine che gravitavano alle sue pendici tra cui Ercolano, Pompei, Oplonti e Stabia. All'epoca ovviamente non esisteva la Protezione Civile che in Italia nascerà istituzionalmente nel 1992, ma ad idearla duemila anni fa e primo nella storia fu Plinio il Vecchio che si trovava a Miseno come praefectus classis Misenensis. L'ammiraglio percepì il grave pericolo che le popolazioni sotto il vulcano stavano correndo e riuscì con le sue quadriremi a portare loro aiuto salvando centinaia e centinaia di persone e limitando così il numero dei morti a poco meno di duemila. Plinio purtroppo pagò con la propria vita quell'opera di salvataggio perché asfissiato da ceneri e gas venefici sulla spiaggia di Stabia. A raccontarci come andarono le cose fu il nipote e figlio adottivo Plinio il Giovane che all'epoca dei fatti era un ragazzo di 17 anni e viveva con la madre presso lo zio a Miseno. Sono sue le due famose epistulae indirizzate 25 anni dopo i fatti allo storico Tacito che aveva chiesto notizie dell'eruzione e della morte del Vecchio per le sue Historiae. I moderni vulcanologi hanno definito «Pliniane» le eruzioni esplosive così ben descritte dal Giovane. La Comum Novum, che aveva dato i natali ad entrambi i Plini, volle omaggiare in epoca rinascimentale i suoi illustri concittadini con due statue dello scultore Tommaso Rodari. Le due statue poste in altrettante nicchie protette ornano la facciata principale del Duomo di Como.
Il mio Pulcinella. Precursore del teatro e persino futurista Basile Bruno - Youcanprint, 2022 - Arti Rappresentative / Teatro / Mimica
Chi è stato l'antesignano della maschera di Pulcinella? Il Maccus o il Kikirrus delle antiche fabulae atellanae risalenti al IV secolo a.C. o quel Puccio D'Aniello, il buffo contadino di Acerra, detto anche Paoluccio della Cerra, che diede spunto al comico Silvio Fiorillo nell'ideare la maschera agli inizi del Seicento o forse la discendenza è, tramite il primo Arlecchino, dallo Zanni, il servitore sciocco dell'area lombardo-veneta? Una leggenda vuole sia nato da un uovo che la sirena Parthenope avrebbe lasciato prima di morire sugli scogli dell'isolotto di Megaride e che Virgilio avrebbe conservato nelle segrete del castello, da cui il nome che porta, ovvero da un uovo il cui guscio fu impastato all'interno del Vesuvio da due streghe-fattucchiere, simboli di nero e bianco com'è appunto l'abito di Pulcinella. La maschera di Pulcinella racchiude in sé vari aspetti dell'anima napoletana: antropologica, storica, artistica, culturale e soprattutto sociale. Essa rappresenta un simbolo intrinseco della napoletanità nelle sue molteplici sfaccettature ed è stata interpretata a teatro, a partire dai primi anni del Seicento fino a tempi più vicini a noi, sempre da grandi interpreti molti dei quali si esibivano al mitico San Carlino, definito tempio della risata, come i Cammarano, e quell'Antonio Petito in assoluto il più grande Pulcinella che addirittura morì sulla scena mentre recitava.