Libri di Hans Belting
Bibliografia di Hans Belting: tutti i libri in vendita online Teoria delle arti
I Canoni dello sguardo. Storia della cultura visiva tra Oriente e Occidente Belting Hans - Bollati Boringhieri, 2010 - Nuova Cultura
Esistono vicende, nella storia umana, che hanno una dirompenza più inappariscente dei grandi sconvolgimenti, ma un rilievo e una durata ben maggiori. Per comprenderne le vere dimensioni sono d'ostacolo gli specialismi non dialoganti e gli arroccamenti sugli spalti identitari. Ce lo insegna in modo esemplare l'invenzione della prospettiva, argomento tra i più studiati di una storia dell'arte. Con mossa felicissima, Hans Belting spariglia le carte e mette in prospettiva la prospettiva stessa. Grazie alla sua indagine si chiariscono le alleanze tra pratiche pittoriche, dottrine artistiche, conoscenze scientifiche, e soprattutto si svela la fecondità di un paradosso: all'apice della sua fioritura, l'Occidente definì il canone percettivo, attraverso il quale ci appropriamo del mondo sotto forma di immagine, attingendo a una teoria della visione concepita quattro secoli prima da un matematico arabo nativo di Bassora, Alhazen, in un contesto religioso islamico che bandiva le immagini perché giudicate contraffazioni blasfeme della creazione di Dio. Lo scarto temporale e i travisamenti dei traduttori propiziarono inopinatamente, sulla questione nevralgica delle consuetudini visive, il cortocircuito tra due civiltà che avrebbero poi acuito la reciproca lontananza. Civiltà dello sguardo, quella occidentale, fondata sul primato dell'occhio e sulla sovranità del soggetto osservatore. Civiltà che privilegia la luce, quella araba, fedele al grafismo non iconico dell'ornamento.
Il capolavoro invisibile. Il mito moderno dell'arte Belting Hans Vargiu L. (Cur.) - Carocci, 2018 - Saggi
«Il tema di questo libro è l'ideale dell'arte assoluta, che ha guidato incessantemente la produzione artistica pur avendola sempre elusa. Questa aspirazione irrealizzabile dell'arte è spesso confusa con l'ostsessione di produrre qualcosa di veramente nuovo e originale, anche se, in effetti, il nuovo è spesso soltanto la maschera di un ideale che è ancora alla ricerca del suo posto nel mondo dell'arte». (Hans Belting) Quando, ai primi dell'Ottocento, il processo di autonomia dell'arte giunge a compimento, le opere cominciano a essere ritenute il "luogo" nel quale essa deve trovare la propria ragion d'essere, nonostante la si concepisca come assoluta e mai pienamente realizzabile. Sulla scia del celebre racconto di Balzac ll capolavoro sconosciuto, Belting conia l'immagine del "capolavoro invisibile" per designare e descrivere questo ideale irraggiungibile. Servendosi di tale immagine, l'autore scandaglia e decostruisce alcuni punti nodali delle vicende artistiche occidentali otto-novecentesche, in un racconto nel quale emerge che la corrispondenza tra l'arte come idea e l'opera come suo inveramento ha assunto una connotazione utopica.
La vera immagine di Cristo. Ediz. illustrata Belting Hans - Bollati Boringhieri, 2007 - Nuova Cultura
Cosa è un'immagine? Perché osservando una fotografia l'uomo pretende che gli venga restituita la verità? Certo, le immagini sono finestre sul mondo reale, ma anche l'idea di realtà muta continuamente. Per rispondere a queste domande, Belting dispiega una vera e propria "antropologia dell'immagine", studiando il concetto di "persona" di Cristo come maschera visibile del Dio invisibile. Raccoglie le sue interpretazioni delle opere d'arte mentre penetra con altrettanta agilità nei problemi teorici: studia il concetto di "persona" di Cristo come maschera visibile del Dio invisibile, interroga lo statuto della sindone e quello del corpo risorto, risale alla disputa teologica sulla "vera immagine" e analizza, attraverso Dürer, Giovanni Bellini o Francisco de Zurbarán, il problema della sua rappresentabilità artistica. Dall'icona al ritratto sino alla caricatura, che spezza il difficile equilibrio tra volto e maschera, le diverse strategie figurative hanno opposto nei secoli società e religione. E la storia di queste battaglie assume per l'autore un senso estremamente attuale: rivela la posta in gioco nel dominio dei media.