Libri di Sara Bianchini
Bibliografia di Sara Bianchini: tutti i libri in vendita online Filosofia occidentale del Medioevo e del Rinascimento: dal 500 al 1600
Dal «saggio» alla «meditazione». La scrittura filosofica in Montaigne e Cartesio Bianchini Sara - Aracne, 2013 - Lemmata Christianorum Varia
"L'autrice, che qui offre una prima risultanza dei suoi pluriennali studi su Montaigne e Cartesio, fa innanzitutto il punto (alla luce di un'ampia letteratura critica) sull'uso e significato delle parole 'essay' e 'méditation' nel francese tra Cinque e Seicento e quindi sul valore da dare al titolo e al genere dei Saggi di Montaigne e delle Meditazioni di Cartesio; esamina poi la questione dei modelli e delle possibili fonti a cui tali opere possono o non possono essere ricondotte; soprattutto ne presenta l'originale impronta filosofica. Questi studi sui Saggi di Montaigne e sulle Meditazioni di Cartesio sono - per così dire - essi stessi, a propria volta, "saggi" e "meditazioni", che introducono davvero il lettore nello stile di scrittura e di pensiero delle opere studiate. Alla fine, emergeranno le due forme (alternative o complementari?) in cui si declina - in età moderna e ancor oggi - la "verità": ovvero l'autenticità (per cui "bisogna togliere la maschera sia alle cose che alle persone") e l'evidenza" (Dalla Prefazione di A. Di Maio).
Montaigne. Limiti, paradossi e possibilità del giudicare Bianchini Sara - Stamen, 2014 - Filosofia
Questo lavoro affronta, attraverso una minuziosa ricostruzione storiografica, la dimensione etica e giuridica del pensiero di Montaigne. L'analisi si sviluppa da un duplice punto prospettico: quello generale della "giustizia" e delle difficoltà che la concretezza dell'esistenza umana impone al giudice; e quello, più decisivo, della riflessione sul significato stesso del giudizio umano nella dimensione processuale. Ne esce un profilo inedito dell'epistemologia di Montaigne, che appare tanto poco interessata ai principi "primi" della metafisica classica quanto orientata a definire l'esito di una decisione in termini di valutazione intersoggettiva. Nella riflessione del grande saggista, infatti, la coscienza di chi giudica produce non assoluti etici, ma verità giuridiche: una dimensione modernissima, in cui la ricerca dell'equità da parte del giudice si fonde con il ruolo dell'immaginazione e con una quasi kantiana capacità "riflettente" di inquadrare le realtà.