Libri di Paolo Borgognone
Bibliografia di Paolo Borgognone: tutti i libri in vendita online EUROPA
Storia alternativa dell'Iran islamico. Dalla rivoluzione di Khomeini ai giorni nostri (1979-2019) Borgognone Paolo - Oaks Editrice, 2019 - Passato Presente
A quarant'anni dalla rivoluzione islamica, l'autore racconta la storia dell'Iran con un taglio anticonformista da un punto di vista sociologico, confutando la vulgata diffusa in Occidente, che ha cercato di liquidare la questione iraniana accomunandola erroneamente alla più generale "questione islamica". Particolarmente interessanti sono la ricostruzione dei tentativi di imporre una rivoluzione colorata in Iran e la storia degli ultimi cinque anni, molto rilevanti per il mutamento in atto nel Paese. Prefazione di Diego Siragusa.
Capire la Russia. Correnti politiche e dinamiche sociali nella Russia e nell'Ucraina postsovietiche Borgognone Paolo - Zambon Editore, 2015 - Universale Di Base
Allo stato attuale, la Russia è il Paese più demonizzato al mondo, inserito d'ufficio, a seguito degli sviluppi di situazione in Ucraina, nel particolarissimo elenco di «Stati canaglia» individuati dalle strategie USA di "esportazione delle libertà americane" (capitalismo consumistico e "senza frontiere", individualismo, mercificazione, commercializzazione dell'esistenza dei singoli) in ogni angolo del Pianeta non ancora sottomesso ai dettami speculativi del Nuovo Ordine Mondiale. Difendere la Russia, le sue ragioni in ambito geopolitico e culturale, è dunque un dovere da parte di chi, oggi come in passato, non accetta di deporre le armi della cultura, della conoscenza e della lotta per la dignità dei popoli e delle nazioni. Per difendere la Russia, occorre partire dal "Capire la Russia". Prefazione di Giulietto Chiesa.
Deplorevoli? L'America di Trump e i movimenti sovranisti in Europa Borgognone Paolo - Zambon Editore, 2017
La vittoria di Trump segna un colpo durissimo nei confronti dell'ideologia della fine capitalistica della Storia, delle ambizioni globaliste della finanza internazionale, delle velleità egemoniche del grande capitale transnazionale e della cultura politica della sinistra cosmopolita. Una vittoria che trae origine e si alimenta appunto dal divorzio intervenuto, già dalla fine degli anni Sessanta del XX secolo, tra sinistra e classi popolari. Una vittoria di quei ceti sociali sradicati dai processi di globalizzazione e, secondo la vulgata mediatica dominante, spinti da pulsioni razziste, scioviniste e omofobe che avrebbero votato Trump in spregio alla "pussy generation" di New York e di San Francisco e che la stessa Hillary Clinton ebbe a definire, sprezzantemente, deplorables, deplorevoli.