Libri di Cur Branca

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La laicità dell'idea di Dio. La performatività dell'argomento ontologico nell'Assoluto Realismo. Dio e la problematicità e altri scritti. Vol. 2 libro
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LIBRO   9788857577210

La laicità dell'idea di Dio. La performatività dell'argomento ontologico nell'Assoluto Realismo. Dio e la problematicità e altri scritti. Vol. 2 Brancaforte Antonio  Cat P. (Cur.)   -  Mimesis, 2021  -  La Nuova Rosminiana

Per dimostrare l'esistenza di Dio occorre partire dall'idea di Dio. Se tale idea fosse analogica (del finito) verrebbe meno la necessarietà dell'inferenza: il finito presupporrebbe l'Infinito. Per l'Assoluto Realismo l'idea di Dio è l'idea dell'Essere trascendente. Infatti l'idea dell'essere, l'«essere» alla coscienza, è necessaria perché costituente la coscienza (non decidiamo noi di avere qualcosa alla coscienza, cioè di trascendere il dato). Ora, in quanto necessaria non può essere idea di nulla per cui deve sussistere necessariamente la Realtà di cui è idea: è idea dell'Essere, costituente il trascendentale che permette alla mia coscienza di trascendere il trascendibile. L'idea dell'Essere è un id quo (non un concetto presupponente già il trascendimento) che, nella mediazione originaria, fonda necessariamente la coscienza (trascendimento del dato) e la libertà (l'intervallo della scelta). Ma la certezza della Realtà dell'idea dell'Essere è laicamente «vuota di esperienza di realtà»: con la certezza di Dio, non si dà l'esperienza di Dio. L'esperienza di Dio è possibile solo con la libertà (con una scelta di fede) che la stessa idea di Dio pone in quanto dispositivo.

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Possibilità. Dell'uomo e delle cose libro
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LIBRO   9788898694563

Possibilità. Dell'uomo e delle cose Branca A. (Cur.)   -  Inschibboleth, 2017  -  Zeugma. Lineamenti Di Filosofia Italiana

Meraviglia è il "trauma inquietante" da cui ha origine la filosofia: un mondo si dischiude di fronte a noi. Così sorge la riflessione, e insieme la scissione tra quel mondo che provoca meraviglia e chi ne è meravigliato. Un'intrinseca doppiezza che è, al contempo, come un'intima unità: è il medesimo essere a interrogarsi - a interrogare e ad essere interrogato. Si tratta della nostra essenza sottintesa: un sottofondo così tanto naturale e oscuro da passare inosservato. Rispetto a questo, perché rivolgersi alla "possibilità"? Perché piuttosto non alla "realtà"? Perché la possibilità corrisponde a questo rapporto guardando all'origine del rapporto stesso, laddove invece la realtà si limita ad esserlo. Possibilità, forse, sembra alludere a un principio: all'esigenza - ch'è sempre in dubbio, sempre in questione - d'un fondamento.

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