Libri di Giacomo Calorio
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To the digital observer. Il cinema giapponese contemporaneo attraverso il monitor Calorio Giacomo - Mimesis, 2019 - Mimesis-Cinema
Nel 1979 Noël Burch pubblicava "To the distant observer", uno dei testi più noti e discussi sul cinema giapponese. Cos'è cambiato quarant'anni dopo? Che ne è stato di quell'osservatore e di quella distanza? In un contesto digitale, polimorfo e convergente, il cinema giapponese è mutato nella sostanza, ma non solo: nuove pratiche discorsive e di fruizione hanno trasformato la sua ricezione all'estero, favorendo l'emergere di determinate sue espressioni a scapito di altre. Tra i nuovi osservatori digitali del cinema giapponese, rilocato su una moltitudine di schermi, troviamo non solo cinefili a caccia di cult movies, ma anche folte schiere di "cosmopoliti pop" attratti da un'immagine diversamente giapponese. Nelle loro pratiche virtuali, sia gli uni che gli altri contribuiscono a portare in superficie e a riplasmare questa immagine: diffondendola e sollecitando nuovi tipi di performance culturale, ma anche disperdendone la "fragranza" e occultando tutto ciò che vi si cela dietro.
Toshirõ Mifune Calorio Giacomo - L'epos, 2011 - La Tigre E Il Dragone
Figura emblematica del cinema giapponese di cui fu, ed è tuttora, il piú celebre rappresentante all'estero, Toshiro Mifune (1920-1997) è oggi principalmente ricordato per l'intensità e l'originalità con le quali interpretò il cinema di Akira Kurosawa. Kurosawa fu il regista che meglio seppe valorizzarne le doti e che, con Rashomon, lo fece conoscere al mondo intero. Tuttavia, il vigore della sua recitazione fece di Mifune anche un'icona del film di samurai e, in misura minore, del cinema di gangster e di guerra, mentre la sua fama in Occidente lo portò a lavorare con cineasti di spicco del panorama internazionale. Oltre ad aver partecipato come attore in circa centocinquanta film e numerose serie televisive, Mifune si dedicò anche alle carriere di produttore e, in un unico caso, di regista. Gli obiettivi che si prefigge quest'opera sono dunque, da un lato, di rendere omaggio, analizzandola approfonditamente, all'importante relazione che si instaurò tra Mifune e Kurosawa; dall'altro, di restituire al pubblico occidentale un'immagine la piú completa possibile della sconfinata carriera dell'attore.