Libri di Luciano Canfora
Bibliografia di Luciano Canfora: tutti i libri in vendita online Storia d'Italia
Il sovversivo. Concetto Marchesi e il comunismo italiano Canfora Luciano - Laterza, 2019 - Cultura Storica
Di Concetto Marchesi (1878-1957) può dirsi che ebbe due vite: quella vera, di uomo di genio, con la sua grandezza, e le sue debolezze e zone d'ombra, il suo fiuto politico, il suo pessimistico individualismo; e quella, artificiosa, del mito postumo. L'esperienza che segnò tutta la sua vicenda fu la resa, e poi adesione, al fascismo della maggioranza degli italiani. Marchesi convisse col fascismo nella difficile posizione dell'oppositore 'dormiente', unico esponente dell'alta cultura italiana legato al disciolto ma mai annientato Partito comunista. Intanto maturava in lui l'opzione, verso cui si orientava, negli stessi anni, anche Antonio Gramsci, per il «cesarismo progressivo», incarnato, ai suoi occhi, dal potere staliniano. La costante riscrittura di capitoli chiave della sua Storia della letteratura latina (Gaio Gracco, Sallustio, Cesare, Tacito) fu lo specchio di tale cammino. Rettore a Padova dopo l'8 settembre 1943, giocò una partita spericolata e controversa, ma alla lunga insostenibile. Costretto alla fuga, dall'esilio in Svizzera, crocevia dei servizi segreti delle potenze in guerra, divenne il perno della rete che riforniva di armi i partigiani. Nel riflusso del dopoguerra, presto vide che il fascismo non era affatto morto. Ma nel «terribile 1956», pur sferzando apostati e fuggiaschi, intuì la crisi profonda del movimento comunista.
La prima marcia su Roma Canfora Luciano - Laterza, 2007 - I Robinson. Letture
"All'età di diciannove anni, di mia iniziativa e a mie spese, misi insieme un esercito, grazie al quale liberai la Repubblica dal dominio dei faziosi." Così iniziano le "Res Gestae Divi Augusti", fatte incidere come suo testamento da Augusto ormai vecchio. Un testo minaccioso con il quale Augusto rivendicava la legalità della sua inquietante carriera politica. Ben diverso è il resoconto che ne dà Tacito, grande smascheratore del linguaggio politico: la devozione per il padre Cesare e la situazione politica di emergenza erano stati solo pretesti per la sete di dominio di Ottaviano Augusto che non esitò a schierarsi dalla parte dei cesaricidi, osò arruolare un esercito privato e lo mosse contro Antonio, ebbe quasi sicuramente una oscura parte nella morte dei due consoli in carica e alla fine puntò sulla capitale scortato dall'esercito vincitore. A diciannove anni, si fece attribuire la massima magistratura imponendo come collega un parente che era una semplice comparsa, liquidata fisicamente dopo poche settimane; atterrì, armi in pugno, il Senato imponendogli di avallare una procedura sfacciatamente incostituzionale; avviò, creando una inedita magistratura straordinaria - il "triumvirato" -, le più feroci proscrizioni. Questa la "marcia su Roma" di Gaio Giulio Cesare Ottaviano, figlio adottivo di Cesare, e futuro Augusto, il 19 agosto dell'anno 43 a.C.
Il papiro di Dongo. Nuova ediz. Canfora Luciano - Fuoriscena, 2026 - Fuoriscena
Questo libro racconta la storia di Goffredo Coppola, grecista e fascistissimo rettore dell'Università di Bologna, che finì i suoi giorni nell'aprile del 1945 fucilato a Dongo insieme agli altri gerarchi. Racconta la storia di una valente papirologa ebrea, Medea Norsa, che il razzismo del regime e i pregiudizi antifemminili dell'accademia lasciarono sempre ai margini, al più confinata al ruolo di devota allieva del suo insigne maestro Girolamo Vitelli. Racconta della damnatio memoriae del primo e della vittoria postuma della seconda. E di Alberto Graziani, rappresentante di una generazione più giovane di intellettuali che, con la guerra, aveva aperto gli occhi sul fittizio, strumentale rivoluzionarismo del fascismo e stava smettendo di considerarlo «l'ordine naturale delle cose». Il protagonista inanimato di queste vicende è un frammentario papiro riemerso dalle sabbie egiziane, che non può che attribuirsi alle Elleniche dello storico greco Teopompo di Chio. L'acquisizione di quel testo, nei primi anni Trenta del Novecento, fu opera della papirologa Norsa, della pubblicazione fu incaricato Coppola, che lo affidò al suo scolaro Graziani. A questo raro e controverso documento, prima scomparso, poi fortunosamente scampato alle tempeste della guerra e infine edito nel 1948, spetterà riannodare i fili di questa narrazione, la cui cornice è il fascismo nella sua parabola - dall'apice a metà degli anni Trenta alla catastrofe. Poche volte un testo antico è stato così strettamente legato alle vicende dei suoi scopritori e indagatori. Così, un documento del IV secolo a.C. diventa il testimone muto di una storia degli intellettuali durante il fascismo, tra il servile conformismo di molti, l'aberrante fanatismo di alcuni e la purezza inquieta di una minoranza, e sul suo destino nell'immediato dopoguerra, in cui domineranno grigiore e opportunistica continuità. Una storia, forse, esemplare.