Libri di Giuseppe Capriotti
Bibliografia di Giuseppe Capriotti: tutti i libri in vendita online Storia dell’arte e stili artistici: dal 1400 al 1600
Il tempo delle fenici e degli unicorni. Giulia Farnese e il ciclo decorativo del castello di Carbognano. Ediz. illustrata Capriotti Giuseppe - Affinità Elettive Edizioni, 2020
Il tempo delle fenici e degli unicorni è il tempo speso da Giulia Farnese a Carbognano, in provincia di Viterbo, orientativamente dal 1505 fino alla fine della sua vita, nel 1524. Dopo gli anni che l'hanno vista essere la giovane moglie di Orsino Orsini, l'influente concubina di papa Alessandro VI Borgia o la chiacchierata sorella del cardinal Alessandro, futuro Paolo III, Giulia è finalmente la signora del suo castello. Risposatasi nel 1509 col nobile napoletano Giovanni Maria Capece Bozzuto, Giulia a Carbognano è libera e padrona del suo tempo, che torna ad essere quello fantastico e sospeso delle fenici e degli unicorni di cui riempie la sua casa. La fenice è l'uccello della rinascita, l'unicorno rappresenta la purezza. Attraverso loro Giulia dimostra agli illustri ospiti che la sua vita è cambiata, che un processo di purificazione sta per compiersi o si è compiuto grazie alle ardenti fiamme del fuoco della fenice, le quali permettono alla donna di essere oramai avvicinata dall'unicorno. Insieme a questi animali da bestiario e a una foresta di simboli, Giulia lascia nelle decorazioni delle sue stanze un'impronta della sua nuova vita.
Lo scorpione sul petto. Iconografia antiebraica tra XV e XVI secolo alla periferia dello Stato pontificio. Ediz. illustrata Capriotti Giuseppe - Gangemi Editore, 2015 - Helicona
In uno scomparto di predella della Madonna del Pergolato, venduta nel 1447 da Giovanni Boccati alla confraternita dei Disciplinati di Perugia, il personaggio che sta puntando la lancia alle spalle di Cristo, percuotendolo e incitandolo a camminare, porta sul petto un grosso scorpione nero, che campeggia su una vistosa casacca gialla: lo scorpione è il simbolo del popolo ebraico, il giallo è per eccellenza il colore dell'infamia. Grazie a questi e ad altri attributi, come ad esempio il naso adunco, il cappello a punta, il segno giallo, la scarsella da usuraio, il tallit o la lunga barba, è possibile identificare con chiarezza nella pittura tra '400 e '500 la figura dell'ebreo, effigiato in genere in modo peggiorativo, talora con tratti del volto deformi e ripugnanti, mentre compie gesti oltraggiosi nei confronti della Cristianità o mentre riceve un'esemplare punizione per la sua azione profanatoria. Questo libro illustra una serie di soggetti iconografici antiebraici, diffusi su un territorio che solo orientativamente coincide con le attuali regioni Umbria e Marche. Analizzate nei loro contesti e per la loro funzione d'uso, tali fonti iconografiche divengono uno straordinario documento, finora scarsamente utilizzato, che permette di indagare come gli ebrei e l'ebraismo fossero guardati e interpretati dalla prospettiva cristiana. Dietro l'origine e lo sviluppo di questi soggetti iconografici c'è in genere un'acquisizione di ordine dottrinale, morale o economico, che deve essere promossa e difesa...