Libri di Andrea Casazza
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La Beffa dei vinti Casazza Andrea - Il Nuovo Melangolo, 2010 - Lecturae
La stagione dei processi ai fascisti genovesi inizia il primo giugno 1945. In poco più di due anni e mezzo vengono istruiti 251 procedimenti e portati alla sbarra 395 imputati di cui 82 assolti in primo grado. L'entrata in vigore dell'amnistia Togliatti, nel giugno del '46, (s)travolge il lavoro delle Corti d'Assise speciali e assume i contorni di un colpo di spugna sulle sentenze: a Genova farà uscire di galera 266 condannati. Brigatisti neri responsabili di retate e spedizioni punitive, picchiatori della Guardia nazionale repubblicana, spie, cacciatori di ebrei, torturatori di partigiani, civili al soldo della Gestapo, nomi di spicco della polizia, della politica e dell'amministrazione pubblica durante la Repubblica di Salò: tutti liberati! Una beffa per chi aveva lottato per la libertà soffrendo persecuzioni, deportazioni e piangendo parenti e amici uccisi. Oggi, in tempi in cui il revisionismo storico che piange sul "sangue dei vinti" è giunto a negare l'olocausto e la censura sta tornando di moda, questo libro intende restituire volti e storie a un passato che sarebbe più che mai pericoloso lasciare confinato nell'oblio. Ripercorre i processi a spie della porta accanto, a delatori in fabbrica, agli aguzzini del carcere di Marassi e della Casa dello Studente, a spietati squadristi e ai grandi criminali, prima condannati a morte e poi liberati. Giungendo a un'amara conclusione: tutto rimase impunito.
Liguria criminale. Dieci casi insoluti di cronaca nera Casazza Andrea Mauceri Max - Frilli, 2005 -
Dieci omicidi insoluti in Liguria, in un arco di tempo di quasi vent'anni. Dieci casi giudiziari che hanno attraversato un pezzo di storia importante della nostra regione, dal luglio del 1978 allo stesso mese del 1996. Eventi tragici che hanno scosso l'opinione pubblica e segnato la vita delle persone che, a vario titolo, ne sono state coinvolte. Ma soprattutto dieci storie umane che raccontano altrettante vite spezzate, spesso nel fiore degli anni, come per esempio il caso di Nada Cella, l'ultimo racconto, uccisa ad appena 24 anni. Tutti questi omicidi hanno un denominatore comune: l'assassino (o gli assassini) non sono mai stati trovati e sono ancora in libertà. Nessuno sta pagando per la morte di Nada Cella, Maria Berruti, Giuseppina Ierardi, Donatella Manunta, Gabriella Bisi, Luigia Borrelli o per i morti rimasti senza nome trovati a Sant'Ambrogio di Zoagli, in una grotta sotto la scogliera di Nervi, sul greto dei rio Torbella a Rivarolo o nel bosco del Boia a Pietralavezzara. Ma un delitto è davvero insoluto quando nessuno ne parla più. Finché la memoria sussiste, il caso non si può definire davvero chiuso.
Gli imprendibili. Storia della colonna simbolo delle Brigate Rosse Casazza Andrea - Deriveapprodi, 2013
La lunga e complessa storia della colonna genovese delle Brigate rosse. Genova è la città in cui, all'inizio degli anni Settanta, con la formazione della "banda XXII Ottobre" ha avuto inizio la storia della lotta armata in Italia. Un primato ribadito, nel '74, con il sequestro a opera delle Br di Mario Sossi, e, nel '75, con l'omicidio del giudice Francesco Coco e dei due uomini della sua scorta: il primo aveva recitato il ruolo di pubblico ministero nel processo alla XXII Ottobre, il secondo si era opposto alla scarcerazione dei militanti della "banda" richiesta dalle Br in cambio della liberazione del magistrato sequestrato. Da quel momento e fino al 28 marzo '80, data dell'eccidio per mano dei carabinieri di quattro brigatisti sorpresi nel sonno nella base di via Fracchia grazie alle rivelazioni del "pentito" Patrizio Peci, la colonna visse il mito dell'imprendibilità. Sei anni di fuoco in cui la formazione brigatista partecipò al rapimento dell'armatore Pietro Costa, attuò quindici "gambizzazioni" di personalità politiche democristiane, di dirigenti industriali e del vicedirettore del quotidiano "Il Secolo XIX" e mise a segno gli omicidi di quattro carabinieri e di un commissario di polizia. Ma ciò che destò più sgomento fu l'uccisione di Guido Rossa, operaio e militante del Partito comunista, punito per aver contribuito all'arresto di Francesco Berardi, sorpreso mentre distribuiva materiale propagandistico brigatista all'interno della fabbrica nella quale entrambi lavoravano