Libri di Bruno Conte
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Angolanimi Conte Bruno - Mimesis, 2016 - Il Risorgimento Della Poesia Visiva
La poesia visiva mette a disposizione dei suoi amorosi un campo molto vasto di possibilità. Essa si estende da una prossimità stretta con la pittura fino a una remota prossimità o addirittura identificazione con la scrittura. Tutto lo spazio che sta tra le due prossimità è enorme e fortemente stimolante: su questa intermedia distesa gli artisti della Poesia visiva connettono variamente i loro elementi, che reagiscono toccandosi e mescolandosi con grande creatività. L'aggiunta di parole, anche queste in quantità e specialità variabili, determina una gran ricchezza di risultati. È un'impresa non da poco padroneggiare tutte queste variabili, che a loro volta, singolarmente, si estendono per un campionario di tipi. La poesia visiva costituisce un'impresa complessa e avventurosa, in quanto il suo esito non coincide mai con quello previsto ma è sempre inatteso e sorprendente. Gli appassionati cultori di Poesia visiva sono tutti diversi tra loro e tutte diverse sono le loro creazioni. E allora vi sembra possibile che un autore, dopo che ha assaggiato così tanta libertà e varietà e novità, accetti di tornare alla piatta pianura della poesia lineare?
Oltremente. Legoluogo. Appunti emergenti 2005-2012 Conte Bruno - Robin, 2014 - I Libri Di Poesia
"La scrittura di Bruno Conte la si direbbe composta, sia nel codice prosastico che in quello versale, di piccoli blocchi di porfido saldati l'uno all'altro non per via consecutiva ma per via orizzontale (o trasversale) sul filo di una morbidezza impassibile, per vivere nel mondo (o per resistere ai suoi urti e ai suoi trabocchetti) come in una scatola di strette pareti e di stretto orizzonte. Un carcere di parole e di figure, insomma, in cui sono ristretti con gli stessi vincoli gli uomini, gli animali, i vegetali, i minerali, le cose, e quelle particolarissime cose che chiamiamo opere d'arte; e i pensieri, e i sogni. Una democrazia assoluta e assolutamente minimale, da cui, piuttosto incredibilmente, sembra esclusa quella via di fuga dalle situazioni estreme che è l'ironia. La pronuncia è una e implacabile, e si sviluppa su un pedale invariato, che è quello dell'indifferenza ai disposti del destino o del caso, comprese le ipotesi più catastrofiche. In realtà, è tutto un trucco. Siamo nel dominio dell'irreale e dell'onirico, irrimediabilmente, dal momento che, come dice Colui, la vita è sogno. Quindi, siamo nel dominio dell'iperreale: e, per meglio dire, del vero. Conte è l'osservatore che conosce già tutto, o comunque lo intuisce". (Dalla postfazione di Mario Lunetta)