Libri di Pino Coscetta
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Tre secoli nel Tridente. 1696-2018. Alvarez de Castro, una famiglia portoghese a Roma Coscetta Pino - Solfanelli, 2018 - Roma
Tre secoli e ventidue anni di una famiglia portoghese, gli Alvarez de Castro, arrivati da Lisbona a Roma nel 1696, vissuti tutti nel "Tridente" e da lì mai più partiti. Trecento e passa anni ripercorsi attraverso documenti, lettere, memorie orali, ritratti e fotografie a comporre la microstoria della famiglia che viaggia in parallelo con la macrostoria della loro nuova città. Dalla fine del 1600 a oggi, per nove generazioni questa famiglia vede crescere la città dai centoquarantamila abitanti del 1700 ai circa tre milioni dell'ultimo censimento, assistendo alla nascita di fantastici monumenti come la scalinata di Trinità de' Monti, fontana di Trevi, il belvedere del Pincio e la nuova piazza del Popolo del Valadier, il porto di Ripetta che verrà spazzato via dai muraglioni dei piemontesi assieme al Teatro Apollo a Tor di Nona e centinaia tra case e palazzi, cancellati per porre fine agli straripamenti del Tevere. Poi gli stravolgimenti edilizi, la creazione di nuovi quartieri fuori le mura, larvatamente iniziati nella Roma dei Papa-Re che già si era sovrapposta a quella dei Cesari, alla successiva capitale del Regno d'Italia, umbertina pretenziosa e ministeriale...
Divieto d'Orvieto. Diario minimo di un'infanzia contadina. 1944-1948 Coscetta Pino - Tabula Fati, 2019 - Identità E Tradizioni
Divieto d'Orvieto è il diario minimo di un'infanzia contadina vissuta dall'autore, sfollato da Roma alla contrada di Cottano nel comune di Orvieto nel 1944, e lì restato per quattro anni, fino alla seconda elementare nella scuola rurale del Fossatello. Lo scorrere della vita nel casale di famiglia con i cugini coetanei, si dipana seguendo i ritmi delle stagioni, naturalmente lenti, culturalmente annosi, filosoficamente ineluttabili, segnati dai lavori dei campi e da una condizione contadina che, seppur in maniera edulcorata, coinvolgeva anche i bambini nel ciclo vitale della comunità. Un imprinting rigoroso e spartano dettato da una cultura contadina che, in forma subliminale, ci accompagnerà per tutta la vita. Al di là della narrazione sommariamente diaristica, Divieto d'Orvieto vuol essere il doveroso omaggio ad un mondo scomparso, portato via dal progresso assieme a tradizioni, usi e costumi, ma anche una fedele testimonianza della dura vita che si conduceva nelle campagne dell'orvietano nel corso dell'ultima guerra e nell'immediato dopoguerra, con una coda nei primi anni '50 che già sapevano di larvata ripresa se non ancora di aperta rinascita. Le lunghe veglie davanti al camino, la sacralità delle feste comandate, i canti e i balli fanno da colonna sonora alle spensierate giornate vissute con l'inguaribile ottimismo della gioventù in una terra dove la vita era dura ma non sembrava che lo fosse.