Libri di Maria Costa
Bibliografia di Maria Costa: tutti i libri in vendita online Letteratura, storia e critica: studi generali
Dalla parte di Ruskin. Debiti artistici e culturali della modernità Costa Maria Cristina - Campanotto, 2021
Il pamphlet "Dalla parte di Ruskin, debiti artistici e culturali della modernità" traccia una linea ideale di continuità tra la produzione artistica di tre figure emblematiche dell'Ottocento, William Turner, John Ruskin e Marcel Proust. Lo scritto, con una fine analisi letteraria, si propone di porre in evidenza il profondo legame di interdipendenza dei tre artisti, così incredibilmente diversi, comparando alcuni brani scelti delle loro produzioni, sempre mantenendo un occhio attento all'incrocio di destini personali, di cui Venezia rappresenta un anello di congiunzione. L'attenzione del saggio è incentrata in special modo sulla figura di Ruskin, e il suo particolare e nuovo modo di percepire la Natura e l'Arte, oggi meno noto presso il grande pubblico, sottolineandone l'influenza esercitata dall'epoca vittoriana fino a noi. Personaggio di sorprendente attualità Ruskin, per la modernità del suo pensiero anche sociale, non finisce di appassionare e porre nuovi quesiti rispetto al reale portato della sua eredità culturale.
Poesie e prose siciliane Costa Maria - Pungitopo, 2020
Riflettendo sulla cifra complessiva di questa straordinaria cantrice della lingua siciliana, vien fatto di pensare al teatro epico di Bertolt Brecht, ossia di una messa in scena che persegue la produzione di conoscenza presso i suoi fruitori attraverso la narrazione critica di fatti e situazioni, con caratteristiche tali da suscitare una trasformazione della realtà. Per Maria Costa tale obiettivo veniva perseguito nel senso del tentativo di ricucire attraverso la poesia universi esistenziali altrimenti irrelati e disgiunti, promuovendo un sentimento del tempo, una volontà consapevole di memoria e l'impegnativo esercizio di tornare a ri-sillabare identità possibili. Sotto tale prospettiva, il mondo poetico di Maria Costa, l'universo perduto di cui aveva ritagliato per sé il ruolo di custode, al di là dell'effetto di straniamento che suscitava negli ascoltatori il dipanarsi di moduli recitativi assai lontani dal "qui e ora" che caratterizza la nostra - ahimè povera - modernità, continua a ricordarci che quel mondo ancora ci interpella, che il grumo poetico che ne veicolava la fruizione è frutto di nodi irrisolti nella storia delle classi subalterne italiane lungo l'intero arco del XX secolo. Che, insomma, di fronte a tale poesia dovremmo tutti prendere coscienza che "de re nostra agitur".