Libri di Daria Angelo
Bibliografia di Daria Angelo: tutti i libri in vendita online SOCIETÀ E SCIENZE SOCIALI
Le «ragioni» dell'aggressore. Elementi di psicologia D'angelo Daria - Nuova Cultura
La violenza ha da sempre occupato e occupa tutt'ora un ruolo centrale, sia nelle relazioni umane che nella costruzione/distruzione della stessa civiltà umana. Ed è altrettanto scontato oggi più di ieri, affermare che tale violenza non sembra essere il prodotto del libero arbitrio umano, ma che è insita nel suo animo. Sono queste posizioni che hanno da sempre acceso forti dibattiti, spesso dibattiti violenti tra filosofi, intellettuali, teologi della storia sin dalle origini del pensiero occidentale, ovvero, in Grecia, quando fecero la loro comparsa i cinici Diogene e Sinope. Sant'Agostino ha poi riaffermato con veemenza nelle sue Confessioni la natura essenzialmente peccaminosa dell'uomo, Hobbes riprende da Plauto la sentenza homo homini lupus che trova nel suo scritto più conosciuto, Il Leviatano, la più completa teorizzazione: l'uomo è intrinsecamente pericoloso per i suoi simili, dunque deve essere necessariamente governato con qualunque mezzo. Certi intellettuali dell'illuminismo ammettono la presenza di un'inestricabile violenza insita nell'uomo. La schiera di pensatori che vedono nella violenza e nella distruttività una parte della natura umana si infoltisce successivamente nel XIX secolo. Il testo prende in esame il comportamento aggressivo, offre una presentazione sistematica delle varie teorie al riguardo, adottando una prospettiva storica che dà conto della loro formazione e successiva trasformazione in tempi e contesti differenti. I capitoli successivi sono dedicati ai vari paradigmi interpretativi del comportamento aggressivo. Nell'ultimo capitolo il problema viene preso in considerazione dal punto di vista giuridico morale, prendendo in esame il principio della legittima difesa. Scopo di questo lavoro è stato dunque quello di dimostrare che esiste una forma di violenza insita in ogni essere umano di ogni società.
Criminalità: normalità, follia, o condotte al limite? D'angelo Daria - Nuova Cultura, 2019
In questo testo mi interrogo sulla possibilità di "ridurre" e "circoscrivere" il comportamento umano entro il rigore di una "verità" scientifica. Mi sono proposta di indagare sulla linea di confine tra la "normalità" e la devianza, la quale linea sembra scomparire nel momento in cui i due piani, quello della "normalità" e quello della "follia" si intersecano e la linea, il confine, sembra scomparire e i due piani confondersi. La mia attenzione è posta sulla criminalità intesa come realtà deviante, che io ho definito "altra". L'obiettivo che mi pongo a conclusione del mio lavoro è quello, oltre che di dare una risposta a tale quesito, di poter affermare se la devianza possa essere definita come a-normalità, o semplicemente normalità "altra", una normalità che vive di "regole" in qualche modo "altre". Ed inoltre, è giusto parlare di una "realtà della patologia", oppure, di una "patologia della realtà"? L'aggressività, la violenza apparentemente priva di motivazioni, la gratuità e la sproporzione del gesto, sono oggetto di studio in differenti contesti e hanno prodotto una vastissima letteratura. La letteratura scientifica è concorde sul fatto che solo una bassa percentuale di soggetti che hanno commesso omicidi sia affetta da disturbi mentali; da questo presupposto mi pongo alcuni quesiti. Qual è l'input alla violenza, il suo principale motore, quale il meccanismo di difficile comprensione la innesca? Chi è il matto, il folle, il deviante? E cos'è la normalità? Sono domande che ognuno di noi si pone, sia per curiosità, sia per capire i limiti del "concesso", ma in fondo ce lo chiediamo poiché il tema della devianza, della follia, è un tema che fa paura, la sua stessa stigmatizzazione fa paura.
Gabriel Tarde. Tra metafisica e sociologia D'angelo Daria - Nuova Cultura, 2018 - Gnoseis
Questo testo prende in considerazione l'autore Gabriel Tarde. La fama di Tarde è legata al concetto di imitazione di cui ha definito le leggi nelle scienze umane e sociali. Il lavoro consiste in una riflessione scientifica, cerca di comprendere la ragione del suo oblio studiando la sua vita, le sue opere, il contesto nel quale nacque, crebbe, si formò intellettualmente e manifestò le sue idee. L'obiettivo del lavoro è la risposta a tale quesito: «L'oblio di Tarde è dovuto al suo pensiero considerato di scarsa credibilità, oppure, assai incisivo e "pericoloso" nei confronti della forma mentis del tempo con la quale si sarebbe scontrato, tanto da incrinare il pensiero dominante dell'epoca, rischiando così di mettere davvero in discussione la forza di pensieri e pensatori forti, facendo vacillare certezze scientifiche, o quasi, che però avevano preso piede con la stessa credibilità di verità scientifiche»?