Libri di Cur De Finis
Bibliografia di Cur De Finis: tutti i libri in vendita online Forme d’arte
Il museo abitato di Metropoliz De Finis G. (Cur.) - Bordeaux, 2022 -
Metropoliz è il villaggio di Asterix che resiste ai romani, un fortino apache, la fabbrica occupata che ospita il MAAM museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz_città meticcia, il primo museo abitato del pianeta Terra, della Luna, un museo reale, antipodiano, un'opera corale, una cattedrale laica contemporanea, le grotte di Lascaux del terzo millennio, una collezione domestica diffusa, un assemblaggio a scala urbana, un collage, un cadavre exquis, un'(astro)nave pirata, il mantello di Arlecchino, un corpo tatuato che porta sulla pelle i segni del suo peregrinare, una barricata d'arte, una barriera corallina brulicante di forme di vita, un dispositivo d'incontro, il bar di Guerre stellari, un cortocircuito tra il punto più alto e il punto più basso della città, un superluogo, una utopia, una magia, un gioco, un parco giochi, una illusione, una visione, un cambio di paradigma, una rivoluzione, un sogno, una previsione, una speranza, anche.
Non autorizzati. L'arte disubbidiente nello spazio urbano De Finis G. (Cur.) - Castelvecchi, 2021 - Fuori Collana
L'evento che ha dato origine a questo libro a più voci, a cui hanno aderito artisti, street artist, writer, antropologi, architetti, critici, curatori e avvocati, è stato l'annuncio del fermo di polizia nei confronti del noto writer romano GECO. "Non autorizzati" non nasce per partecipare alla querelle tra le due "fazioni" che da sempre si fronteggiano quando si parla di writing, tag, street art, ma per interrogarsi sulle importanti questioni che il caso Geco ripropone. Il rapporto tra arte e città, la definizione stessa di arte (chi ha i titoli per decidere che una sua forma sia inclusa o esclusa dal cerchio auratico che separa le produzioni artistiche da ciò che artistico non è?). La libertà che l'arte ha di manifestarsi e apparire, al di là degli spazi e dei tempi, dei "recinti" deputati. La necessità o meno di avere una "autorizzazione" per intervenire nello spazio pubblico, o una committenza. E ancora: di chi è la città? Può ancora essere capace di sorprenderci? È in grado di ospitare forme di alterità anche artistiche, non ancora classificate proprio in ragione della loro ultra-contemporaneità?