Libri di Olivier Dubosc Fabrice
Bibliografia di Olivier Dubosc Fabrice: tutti i libri in vendita online Psicologia
Quel che resta del mondo. Psiche, nuda vita e questione migrante Dubosc Fabrice Olivier - Magi Edizioni, 2011 - Immagini Dall'inconscio
La questione migrante riguarda da vicino tutti noi. Non solo e non tanto perché ci interpella quotidianamente nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle scuole delle nostre città. Non solo perché diventa sempre più urgente capire cosa accade sulle altre sponde del Mediterraneo, ma anche perché i migranti sono ormai lo specchio di un passaggio collettivo, di una sfida in cui il riconoscimento e la difesa delle differenze si mescolano sempre più con la consapevolezza di una comune appartenenza all'umano. La questione è di una certa urgenza: il sistema economico e quello commerciale fungono da livellatori delle aspirazioni e delle narrazioni radicate nella tradizione. Tuttavia in questa parziale ma corrosiva dissoluzione delle culture, nella loro tendenziale riduzione a "nuda vita" qualcosa resta. In queste tracce le narrazioni riscoprono la capacità di attingere alla dimensione immaginale della vita. Ne troviamo il sapore nelle fiabe, nelle letterature creole, nel misticismo, nella critica post-coloniale, nel femminismo, nella teologia della liberazione, nel dialogo interculturale e inter-religioso, nella spiritualità capace di farsi mondo. Queste tracce spesso "invisibili", ciò che a ognuno resta e ciò che ognuno riscopre del mondo, sono un tesoro nascosto a cui ognuno può attingere, se ritroviamo il modo di condividere e di raccontare. La sfida delle nostre pratiche è questa: credere che lo "svantaggio" della nuda vita possa ricreare il mondo a partire da ciò che resta del mondo.
Il deposito del desiderio. L'Islam e il cuore del dialogo Dubosc Fabrice Olivier - Moretti & Vitali, 2007 - Il Tridente
Riattraversando i confini tra culture e discipline, tra miti fondanti e Scritture, tra narrazioni profane e sacre, Dubosc ricerca il dialogo in un confronto con le radici mistiche delle tradizioni religiose e con il loro aspetto istituzionale. Ne emergono una serie di interrogativi attualissimi: la religiosità è sempre e comunque regressiva come pensava Freud? E cosa intendeva Marx quando ne parlava come dell'"oppio dei popoli"? Di fronte alla violenza degli eventi contemporanei, come si confrontano con la distruttività le narrazioni religiose e quelle psicoanalitiche? E come occidentali quali riflessi scorgiamo nel prisma della cultura islamica? Oggi, se l'idea di un dialogo con altre tradizioni è all'ordine del giorno, appare molto più difficile il confronto con l'Islam, con cui abbiamo in comune la struttura monoteista, le narrazioni sacre, il pensiero delle filosofie, oltre a una storia che ci ha costretti per secoli a riconoscere che l'Altro diceva la sua. Facendo tesoro dell'insegnamento di Raimon Pannikar e della sua esperienza di terapeuta, l'autore esplora alcuni aspetti fondanti di un possibile dialogo: il rapporto con il principio femminile che anima in modo sotterraneo anche la tradizione islamica; la conquista di una coscienza religiosa libera da identitarismi; la rivalutazione del mondo immaginale, patrimonio poetico e spirituale dell'umanità, "deposito" evolutivo dell'esperienza, grazie al quale impariamo ad articolare un rapporto tra pulsione, desiderio e aspirazione.
Approdi e naufragi. Resistenza culturale e lavoro del lutto. Tracce per una psicologia post-coloniale Dubosc Fabrice Olivier - Moretti & Vitali, 2016 - Il Tridente. Saggi
Negli ultimi anni, i ripetuti naufragi al largo delle coste siciliane e in particolare a Lampedusa hanno messo in luce che le 'carrette' che trasportano migranti e rifugiati sono solo l'ultimo anello di rotte e esodi complessi. Rotte che collegano i campi di transito e la prigionia nel deserto, i morti in mare e le geopolitiche delle grandi potenze, le utopie deluse riemerse in forma patologica e l'aspirazione che i figli siano cittadini del mondo. Vicende che ne incontrano altre che dal passato ci parlano. Nel XVII secolo, Nostra Signora di Lampedusa era migrata dalla Sicilia spagnola al Brasile insieme ad altre icone creolizzate adottate dalle confraternite di schiavi. Il compito di queste irmandades era di garantire una buona sepoltura ai loro membri e questo è diventato il pretesto per esplorare il rapporto tra elaborazione del lutto e resistenza culturale da varie prospettive: filosofiche, antropologiche, psicoanalitiche. Rivendicare che una vita è degna di lutto è testamento dell'aspirazione a una vita degna di essere vissuta. Da questo punto di vista le migliaia di migranti che continuano a trovare precaria sepoltura nel Mediterraneo ci convocano - come direbbe Benjamin - a quell'«appuntamento segreto tra generazioni» che alcune immagini particolarmente pregnanti generano nei momenti di pericolo. Il naufragio in questione è anche quello della coscienza europea, tentata dalle passioni tristi del risentimento, dell'astio e della reazione immunitaria ad ogni alterità. Da questo punto di vista, il lavoro di chi tenta in più parti del mondo di onorare i morti elaborando i lutti e i traumi storici con un «sovrappiù di vita» risuona con le intuizioni della psicoanalisi e della psicologia analitica come con quelle della teologia della liberazione, del pensiero post-coloniale e della differenza. Se, da un lato, la storia è un sintomo in cui si intrecciano terrore traumatico e dimensione fantasmatica, l'irruzione nel presente di un perturbante che dal passato insiste a interpellarci ci risveglia alla possibilità di immaginare una riparazione etica ed estetica del mondo.