Libri di Giorgio Fanti
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I distintivi all'occhiello. Le disavventure di un sopravvissuto a due ideologie Fanti Giorgio - Carocci, 2000 -
Di questi tempi, anche agli adulti serve un libro dei perché. I distintivi all'occhiello è un viaggio alla ricerca delle risposte; a metà fra il saggio e il racconto autobiografico, investiga senza compiacenza l'itinerario di un personaggio vissuto fra le due guerre mondiali (nato dopo la prima, ha attraversato la seconda), fra le due opposte ideologie del secolo appena trascorso (il fascismo e il comunismo), fra tre matrimoni (in chiesa il primo, liberi gli altri), e molte frequentazioni, relazioni, amicizie, italiane e no, da Togliatti a Riccardo Lombardi, da Giorgio Bassani a Stefano D'Arrigo, da Bertrand Russell a Louis Althusser, da Isaac Deutscher a Marcuse, da Berlinguer a Chrusëv, da Craxi a D'Alema. Vicende pubbliche e private si intrecciano: la Resistenza, l'insurrezione mancata a Bologna, la frattura fra astrattisti e figurativi dopo la Mostra del 1949 al Palazzo del Podestà, il compromesso storico e il terrorismo, il crollo del Muro di Berlino, il cemento e i mattoni infranti dei regimi totalitari che si accatastano sulla polvere della casa crollata del protagonista. La Bologna che fa da sfondo principale alla prima parte della narrazione non è quella di oggi. È la Bologna dei fiacres e dell'acciottolato, delle case chiuse e dei lumi a gas, del fiume che la attraversa e delle lavandaie che battono le lenzuola nei lavatoi all'aperto della Riva di Reno. Ci sono nascite e lutti, le atrocità della guerra e dell'occupazione, la lietezza degli amori dopo, fino all'irrompere odierno della più grande trasformazione antropologica mai vissuta dall'uomo, prodotto della rivoluzione permanente della scienza e della tecnica. Nuovi edifici e nuove idee stanno faticosamente sostituendo quelli precipitati, ma il senso e il destino restano misteriosi. I grandi perché non hanno trovato risposta.
La Tuscia tra fascismo e antifascismo, resistenza e dopoguerra 1919-1945 Fanti Giorgio - Sette Città, 2024 - Memoria
Il bisogno di comprendere come il fascismo avesse potuto nell'arco di pochi anni, non solo vincere ma instaurare un regime totalitario antiparlamentare, reprimendo con la violenza opposizioni e dissensi è quello che colpisce in una provincia qual è il viterbese. Di conseguenza anche un grande interesse verso il Partito Comunista, che in quegli anni, attorno al 1921-1943, era ben attivo in Provincia come dimostrano i ricordi degli iscritti dell'epoca e le sentenze del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, e del ruolo che successivamente hanno svolto le varie organizzazioni comuniste nella Resistenza. La Tuscia fu soprattutto un grande centro di resistenza attiva, passiva e umanitaria, sopportata con dignità, assai spesso al limite della sofferenza e del sacrificio, in un diffuso spirito di solidarietà fra tutti gli strati della popolazione. Sono vicende di persone, anonimi fascisti, antifascisti, comunisti e partigiani, con nomi e gesta che vanno ad integrare quanto raccontato nel primo volume di «Storie dimenticate», che presero parte alla lotta contro il fascismo e al movimento di liberazione in diverse maniere, a seconda dell'età, delle loro attitudini, della loro storia personale. Una storia fatta di episodi, di aneddoti molti dei quali sconosciuti ai più; una storia di uomini e di donne che ruota intorno al fascismo e all'antifascismo. Una nuova tappa, quindi, sulla via per la completa "esplorazione" antifascista e resistenziale della provincia.