Libri di Emilio Fede
Bibliografia di Emilio Fede: tutti i libri in vendita online BIOGRAFIE E STORIE VERE
Se tornassi ad Arcore. Il bilancio di una vita da direttore Fede Emilio - Marsilio, 2015 - Gli Specchi
"Questo libro non vuole essere un amarcord. Una raccolta di pentimenti e rimpianti. Ma un contributo alla verità. Un appello a chi sa e non dice. Anche alla malavita. C'è qualcuno che sa. Autore di una lettera anonima. Non parla perché ha paura? C'è un lungo percorso di vita da inviato, dall'Africa alla strage di Nasiriya, alle più drammatiche vicende di cronaca. Ci sono le cene di Arcore, che non sono soltanto il bunga bunga. C'è il tradimento, la paura, l'omertà di chi sa, ma tace. C'è la riflessione di Moro, sull'isola di Gerba, quando temeva che qualcuno potesse fermare - e ha fermato - il suo progetto di un governo di centrosinistra. C'è il "tavolo" attorno al quale nasceva il buongoverno. Ci sono le storie tragiche attorno ai tavoli verdi del casinò. C'è un'intervista a Massimo D'Alema, che torna come fosse attualità".
Che figura di merda Fede Emilio - Giraldi Editore, 2020 - Protagonisti
"Che figura di merda". Una frase pronunciata in un fuorionda del 2003 da Emilio Fede, conduttore del Tg4. Un'esclamazione con cui chiunque nella vita si è trovato a fare i conti: per onnipotenza, superficialità, convinzione di poterla fare franca, invidia. Sentimenti, tutti, con cui Emilio Fede si è confrontato nella solitudine degli arresti domiciliari vissuti nella sua casa di Milano e terminati a primavera 2020 per l'accusa di favoreggiamento alla prostituzione nel caso Ruby bis. In questo libro, che ha la forza della rivendicazione e l'immanenza del congedo, Emilio Fede ripercorre la sua esistenza. L'infanzia, l'amore per l'informazione, il vizio del gioco, l'incontro con Berlusconi, il successo, il Bunga Bunga, la caduta, l'emarginazione, i ricordi, che possono lenire o possono bruciare. Emilio Fede, in queste pagine, immagina il suo funerale. Chi non lo ha fatto? Cerca negli altri la traccia da lui lasciata come professionista e come uomo. Non si discolpa, non chiede pietà, accetta l'ingratitudine, che tuttavia lo ferisce. Parla di perdono, implorato, concesso, auto concesso, auspicato. Conosce e riconosce le sue debolezze, la sua imperfezione, che per un naturale istinto di provocazione diventano vanto. Non vuole piacere, il ruolo di personaggio scomodo e antipatico ai più non lo fa sentire a disagio. Vuole solo essere creduto. Rammenta il forte legame con Silvio Berlusconi. Tra orgoglio e nostalgia, rivela aneddoti della sua lunga carriera, raccontando così l'Italia del Novecento, quella del rapimento e dell'omicidio di Aldo Moro, quella della morte del piccolo Alfredo nel pozzo di Vermicino. Racconta la Tv prima del sensazionalismo. Vagheggia, lascia volutamente punti oscuri, confonde. Un po' per incuriosire il lettore, un po' perché nella dimensione del ricordo l'esistenza di chiunque subisce alterazioni. Emilio Fede sa di essere sulla via del tramonto, perché a non mentire è l'età, che rende sinceri.