Libri di Alberto Folin
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Il celeste confine. Leopardi e il mito moderno dell'infinito Folin Alberto - Marsilio, 2019 - Testi E Studi Leopardiani
Per tutta la sua breve ma intensissima vita, Leopardi non smise mai di pensare al mito, concependolo non soltanto come un modo di manifestarsi della sapienza antica, appartenente all'infanzia del mondo e innervante il procedere epocale della storia umana (come pensava ad esempio Gian Battista Vico), né solo come una semplice espressione della soggettività volta a esorcizzare il terribile della natura, ma piuttosto come una modalità ontologica di darsi delle cose stesse, potendo sopravvivere solo in un paesaggio in penombra, non abbagliato da alcuna illuminazione diretta. Dopo aver tracciato per linee essenziali il dibattito su mito e mitologia nell'Europa del XVIII secolo, l'autore avanza una nuova lettura dell'"Infinito", collocando questo capolavoro assoluto della letteratura universale all'interno di un duplice contesto: quello della formazione poetica e filosofica di Leopardi e quello dell'epoca romantica italiana ed europea in cui il poeta visse. Se nella modernità i fenomeni sono diventati oggetto di studio delle scienze della natura, perdendo così la loro vitalità irriducibile al concetto, il sentire persuaso degli antichi non potrà più essere riproposto per evocare l'apparire delle cose nella forma di figure mitologiche non più credibili, come i fauni o le ninfe, Dafne o Procne ecc. Mentre nel corso del XIX secolo sta avviandosi al tramonto la grande stagione del sublime riesumata dalla tarda antichità, Leopardi - attingendo alle radici più profonde dell'Umanesimo italiano - pensa la sopravvivenza del mito nella rappresentazione di quella sottile linea impalpabile, ma intensamente viva - «il celeste confine» divenuto poi «l'ultimo orizzonte» - che separa e unisce il visibile e l'invisibile, per evocare l'irrappresentabile proprio dell'arte e del pensiero moderni.
Leopardi e il canto dell'addio Folin Alberto - Marsilio, 2008 - Saggi
L'uomo contemporaneo è abituato a considerare il saluto come un gesto di cortesia puramente convenzionale. Basta tuttavia soffermarsi sul senso incastonato nella parola stessa "saluto", per accorgersi che esso nasconde e custodisce un'antica tradizione cristiana la quale - innestatasi nella cultura biblico-greca - ha poi trovato la sua consacrazione letteraria nel mondo medievale della poesia romanza. Salutare significa, essenzialmente, augurare all'amico (e all'amore) la salvezza dal nulla. E per questo che l'addio ha il senso di un arrivederci di fronte all'ultima soglia: a-dio (ad-deum). Ma quando, con l'illuminismo, si inaugura quel particolare processo che condurrà alla "morte di Dio" che ne è del saluto? Che ne è dell'addio? Questo libro scandaglia i numerosi sostrati di senso che tale gesto, rivolto al viandante o recepito nella voce viva del canto, acquista in uno scrittore come Leopardi, la cui opera, così cruciale nella modernità, attraversa tutti i temi che più intimamente ci riguardano.