Libri di Alessio Fransoni
Bibliografia di Alessio Fransoni: tutti i libri in vendita online ARTI
Enzo Mari. O della qualità politica dell'oggetto (1953-1973) Fransoni Alessio - Postmedia Books, 2019
Enzo Mari (Cerano 1932) è uno degli artisti che si sono interrogati con maggiore continuità e rigore sui rapporti tra arte e industria. Una riflessione condotta nel vivo della progettazione di oggetti funzionali, veri classici del design internazionale, e della realizzazione di modelli di ricerca estetica pura, che ha la sua fioritura durante la breve stagione dell'arte cinetico-programmata, di cui è uno dei protagonisti. Il livello pratico-operativo è sempre intrecciato a quello ideologico e politico, per cui il suo lavoro può essere inteso come una verifica incessante del posizionamento dell'operatore estetico nell'ambito della società industriale avanzata. Questo saggio analizza a fondo i diversi piani su cui si dispiega la sua attività, anche quelli sovente dimenticati a favore della più comune celebrazione della carriera di designer. Attraverso Mari si potrà individuare la specificità dell'arte in una certa 'qualità politica', intesa come qualità di linguaggio e capacità di iscrivere l'economia di produzione e le ragioni ideologiche del lavoro nella forma finale degli oggetti. Da questa prospettiva la sua opera, tra i primi anni Cinquanta ai primi anni Settanta, è la rappresentazione cristallina di un sorprendente spostamento del baricentro teorico ed estetico dal dettato tradizionale del 'form follows function' a un'idea corrispondente piuttosto a un 'form follows process'.
Forma e lavoro. L'altra prospettiva italiana tra arte e design Fransoni Alessio - Aracne, 2020
Il ventennio che va dai primi anni '50 ai primi anni '70 è connotato da un intenso dibattito internazionale intorno a una pratica critica e operativa che si muove in una terra di mezzo tra arte e disegno industriale. Per delinearne i confini, il libro analizza l'ideologia e l'attività di movimenti e tendenze quali il MAC (Movimento Arte Concreta, fondato nel 1948), l'arte cinetico programmata, o Op art (fino al 1965) e il cosiddetto radical design della seconda metà degli anni '60 (fino al 1972). Sul piano delle realtà industriali si toccano le vicende eccezionali della Danese e soprattutto dell'Olivetti. Questi casi esemplari fanno emergere i caratteri non tanto di una certa arte della società industriale, ma dell'arte nella società industriale. Ossia della discussione su questioni inerenti all'arte in generale, agli slanci, ambiguità e contraddizioni che da sempre la connotano come luogo di manifestazione di una differenza, nel contesto di una società caratterizzata dall'egemonia culturale della scienza e della produzione in serie. Lo snodo concettuale dell'intero viaggio storico teorico è individuato nella dialettica tra forma e lavoro, e a questo riguardo assumono un ruolo centrale le riflessioni intorno all'arte cinetico programmata e all'Olivetti. Si mostra come una stessa fenomenologia si dispieghi allo stesso tempo su livelli e in ambiti differenti, offrendo spunti per un'inedita prospettiva metodologica attraverso cui riconsiderare il rapporto tra arte e contesto "extra-artistico".