Libri di Daria Galateria
Bibliografia di Daria Galateria: tutti i libri in vendita online BIOGRAFIE E STORIE VERE
Mestieri di scrittori Galateria Daria - Sellerio Editore Palermo, 2007 - Alle 8 Della Sera
Alla ricerca dell'agiatezza, o magari solo per sopravvivere, gli scrittori si sono dedicati ai mestieri più vari, da saltimbanco a cercatore d'oro, da fornaio a industriale, da contrabbandiere d'oppio a fuochista in Cina: e poi piloti, tagliatori di teste, poliziotti, medici, doganieri, piazzisti di bigiotteria; tutti lavori che hanno finito per affacciarsi nella scrittura. Il mestiere più prestigioso lo ha praticato Malraux, che è stato ministro; Jack London ha collezionato infiniti mestieri, fu per esempio fiociniere su baleniere dell'Artico; Colette aprì nel 1932 un istituto di bellezza; George Orwell dalla Polizia Imperiale in Birmania passò a miserrime condizioni, lavapiatti e barbone; pensava di conoscere così il mondo e guadagnarsi la condizione di letterato. Gorkij fece mille cose: come sguattero sul Volga conobbe il cuoco che gli fece conoscere i libri. Saint-Exupéry pensava che il suo vero mestiere fosse l'aviazione. Italo Svevo, per fare il grande industriale, smise di scrivere: gli bastava una riga per renderlo inetto al lavoro pratico per una settimana.
Scritti galeotti. Narratori in catene dal settecento ad oggi Galateria Daria - Sellerio Editore Palermo, 2012 - La Memoria
Sono stati molti gli scrittori in galera, finiti dentro a causa dei motivi più diversi - dalle rapine a mano armata all'assassinio della moglie (delitto, questo, molto diffuso tra i letterati, da Verlaine a Burroughs a Norman Mailer a Fallada). Addirittura tra galera e scrittura sembra correre una affinità: alcuni scrittori, come Jean Genet o Chester Himes, lo sono diventati dentro, altri, da Kleist a Giuseppe Berto, vi hanno potuto rinnovare ispirazioni e giustificazioni a creare, quasi tutti hanno trovato il modo di correggere la propria linea di scrittura. E come se dietro le sbarre i loro pensieri vietati trovassero nuove e più efficaci fantasie ("vi siete sbagliati - diceva Sade ai carcerieri -avete acceso la mia testa, mi avete spinto a creare fantasmi che dovrò realizzare"). Perché? Secondo quanto mostra l'autrice di questo erudito e divertente pellegrinare di cella di scrittore in cella di scrittore (in ordine cronologico, da quelle di Voltaire e Diderot, a quelle di Adriano Sofri e Goliarda Sapienza: e sono celle che coprono tutta la scala reclusoria, dalle galanti e libertine, tali quelle settecentesche, alle celle plumbee, quali quelle dei lager e dei gulag), è perché l'immaginazione, costretta, cresce e soprattutto cresce il desiderio. Le scrittrici, in particolare, confessano tutte che in carcere, affrancate dall'obbligo di accudire gli altri, sperimentano un'insolita forma di libertà: possono occuparsi di se stesse.
Fughe dal Re Sole. Memorie di cortigiani riluttanti Galateria Daria - Sellerio Editore Palermo, 1996 - La Diagonale
Quando, nel 1661, Luigi XIV assunse le redini del governo, annunciò che da quel giorno niente doveva essere più fatto in Francia se non dietro suo ordine. Per nobili, cortigiani, intellettuali e intellettuali-cortigiani, come Racine, si trattò allora di adeguarsi o perire. Una "terza via" fu però adottata da alcuni che riuscirono a defilarsi, sia pure a prezzo di "scomparire dalla storia". L'autrice riporta alla luce le vicende di personaggi - ora famosi come La Fontaine che si fingeva svanito, ora meno noti, quali l'indovino e avvelenatore Primo Visconti - accomunati dall'aver adottato quelle "tattiche di fuga" dall'oppressione regale nelle quali si conservò una parte dello spirito di Francia.