Libri di Giovanni Gentile
Bibliografia di Giovanni Gentile: tutti i libri in vendita online Ideologie politiche
Origini e dottrina del fascismo Gentile Giovanni - Passaggio Al Bosco, 2020 - Sempreverdi
"Origini e dottrina del fascismo" è un'opera preziosa, che contribuisce a chiarire il rapporto di Giovanni Gentile con l'esperienza mussoliniana, mostrandone il temperamento e la visione del mondo. Qual è il retroterra storico e ideologico che anima la Rivoluzione fascista? Il filosofo risponde, compiendo un affascinante viaggio nel cuore di un'epoca incendiaria: dal Risorgimento all'Unità d'Italia e dalla Grande Guerra all'epopea delle camicie nere, attraverso gli uomini e i princìpi che hanno mosso l'idealismo, il nazionalismo, il sindacalismo e lo squadrismo. Dalle pagine del testo, si delinea il carattere del Ventennio: la totalità organica e corporativa dello Stato, l'autentica vocazione alla giustizia sociale, la sinergia tra autorità e libertà, la missione morale di una nuova Comunità di Popolo, la rottura con i dogmi dell'individualismo borghese, dell'atomismo liberale e della massificazione marxista. Emerge il profilo di una "Filosofia del Fascismo", lontana da ogni intellettualismo e fondata sulla sintesi armonica tra pensiero e azione: l'affermazione spirituale di uno Stile eroico ed impersonale, votato al primato della Nazione e alla grandezza della Patria.
I manifesti degli intellettuali fascisti e antifascisti Gentile Giovanni Croce Benedetto - Passigli, 2024 - Strumenti Passigli
Motivati dalla reazione al delitto Matteotti e dall'adozione delle leggi speciali che segnarono la fine delle libertà politiche e l'inizio della dittatura, i contrapposti manifesti degli intellettuali fascisti e antifascisti, stesi da Giovanni Gentile e Benedetto Croce, divisero nella primavera del 1925 la cultura italiana in due fazioni avverse e irriconciliabili, spezzando antiche amicizie e solidarietà. Ai due manifesti si fa spesso riferimento, ma ben pochi li hanno letti nella loro interezza ed hanno conoscenza di tutti i nomi di quanti li firmarono. Il manifesto fascista apparve il 21 aprile 1925 su alcuni dei principali quotidiani italiani, tra cui «Il Popolo d'Italia», cui rispose il manifesto antifascista il primo maggio su «Il Mondo» e «Il Popolo». Le adesioni ai due manifesti sono significative: al manifesto fascista di Gentile aderirono Ungaretti, Marinetti, Pirandello, Malaparte, Codignola, Di Giacomo, Ojetti, Pizzetti, Soffici etc.; al manifesto antifascista di Croce aderirono Amendola, Sem Benelli, Cecchi, Cassola, Einaudi, De Ruggiero, Giustino Fortunato, Jemolo, Salvatorelli, Matilde Serao, Sibilla Aleramo, Corrado Alvaro, Calamandrei, Montale, Salvemini etc. La prefazione di Aldo Cazzullo, il cui recente volume su Mussolini ha avuto ampia fortuna, illustra con grande acume il clima di odio e violenza in cui ebbe luogo l'assassinio di Giacomo Matteotti e la definitiva trasformazione del fascismo in un regime dittatoriale.
Manifesto degli intellettuali fascisti e antifascisti Gentile Giovanni Croce Benedetto - Fuoriscena, 2023 - Fuoriscena
Questo è il primo libro di una serie che dedicheremo al recupero di testi classici. L'idea sottostante è quella di liberarli dai recinti in cui sono spesso costretti e da quella sorvegliata distanza di sicurezza dall'attualità utile solo a disinnescarli. La storia non è cartografia del passato, non è pura erudizione per pochi. Non esistono analogie, non si possono sovrapporre storia e attualità, ma «l'incomprensione del presente cresce fatalmente dall'ignoranza del passato» (Marc Bloch). Il cuore di questo libro è il rapporto tra intellettuali e potere. Se c'è stata un'egemonia culturale della sinistra, raramente si sente parlare dell'egemonia culturale di destra che ha dominato il Paese nel ventennio fascista. I più grandi intellettuali di allora furono fascisti, non per paura del manganello o di ritorsioni ma per assoluta convinzione politica e morale, come si può leggere limpidamente in queste pagine. «Dobbiamo abbandonare una vecchia immagine del fascismo come fenomeno reazionario incapace di produrre cultura» scrive Alessandra Tarquini nell'introduzione al Manifesto degli intellettuali fascisti, sottoscritto tra gli altri da Ungaretti, Pirandello, Malaparte, Marinetti, e il cui autore, Giovanni Gentile (che resterà fascista fino alla morte, nel 1944, ucciso dai partigiani dei Gap), è uno dei massimi filosofi italiani del Novecento. All'egemonia culturale fascista risponderà con un testo speculare - il Manifesto degli intellettuali antifascisti - un gruppo guidato da Benedetto Croce e da Giovanni Amendola. Il loro antifascismo segue l'indirizzo del cosiddetto «Aventino» (il ritiro dell'opposizione parlamentare dopo l'omicidio Matteotti del 10 giugno 1924), porta alta la bandiera del liberalismo democratico e riconosce una clamorosa leggerezza (dopo la marcia su Roma, infatti, Croce aveva ritenuto il fascismo un fenomeno passeggero, e il 24 giugno 1924 aveva votato in Senato la fiducia al Duce). Rileggere le parole di allora (estremamente illuminanti ed evocative) è un'occasione per guardare da dove veniamo, per capire chi siamo stati e chi possiamo essere.