Libri di Cur Gorgone
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La cultura in armi. Gli intellettuali tedeschi e la grande guerra Gorgone S. (Cur.) Miglino G. (Cur.) - Mimesis, 2019 - Novecento
«Da ieri siamo un popolo in armi. [...] Potesse l'oratore di oggi trasformare ogni parola in una baionetta, in un fucile, in un cannone!» Così si esprimeva il filosofo e teologo tedesco Ernst Troeltsch in un discorso tenuto presso l'Università di Heidelberg il 2 agosto 1914. Queste espressioni sono emblematiche di quel Krieg der Geister, di quella "guerra degli spiriti", che gli intellettuali e gli accademici tedeschi credettero di dover condurre, a colpi di appelli e proclami, a sostegno delle operazioni militari con l'obiettivo di giustificare e dare un senso ampiamente culturale all'immane sforzo bellico e al terribile sacrificio del popolo tedesco. Mentre Inghilterra e Francia potevano rivendicare, per quanto ideologicamente, la missione universale di combattere per la democrazia e la libertà, la Germania non solo non poteva dichiarare di avere una missione di questo tipo, ma doveva anche fare chiarezza, persino al suo interno, sugli obiettivi stessi della guerra. Per questo le argomentazioni tedesche, di cui sono intrisi gli scritti qui presentati in traduzione italiana, se sono da un lato quasi sempre essenzialmente difensive, risultano dall'altro di grande interesse per il modo in cui riflettono sul carattere nazionale - passato, presente e futuro - della Germania.
Carte d'Italie. La prima campagna d'Italia di Napoleone Bonaparte nella carta geografica di Bacler d'Albe Gorgone G. (Cur.) - Palombi Editori, 2012
Nel suo testamento, raccomandò che per la formazione del figlio fossero usate le carte di Bacler d'Albe. Basterebbe questo per attestare la stima di Napoleone per il disegnatore e cartografo, pittore di battaglie. La "Carta" era e doveva essere uno strumento preciso, puntuale, rigoroso, sostrato su cui ogni potente basava la propria strategia politica e bellica. Uno strumento capace di fare la differenza tra una vittoria e una sconfitta. Napoleone voleva il massimo per sé e per la sua discendenza e il massimo era il lavoro di Bacler d'Albe, che lavorò al suo seguito dal 1796 al 1814, diventando nel 1804 capo del "bureau topographique", ma soprattutto essendo ammesso ad assistere alle riunioni strategiche.