Libri di Giovanni Gregorini
Bibliografia di Giovanni Gregorini: tutti i libri in vendita online Bergamo
Lavoro, rappresentanza, riforme. La Cisl di Bergamo e lo sviluppo economico-sociale nel secondo Novecento (1943-1985) Gregorini Giovanni - Franco Angeli, 2008 - Fondazione Giulio Pastore-Storia Lavoro
La storiografia istituzionale, economica e sociale bergamasca si arricchisce con questa monografia di un nuovo contributo di sintesi, attinente alle vicende della Cisl provinciale con la sua cadenzata affermazione come "primo sindacato" durante la seconda metà del '900. Si ripercorrono le tappe fondamentali di evoluzione dell'Unione sindacale provinciale della Cisl di Bergamo dalle origini alla metà degli anni '80 del XX secolo. In particolare vengono enucleate quattro questioni di fondo. La prima riguarda il tema dell'identità del sindacato, della sua autonomia, della responsabilità che porta con sé quale libera associazione democratica e partecipata. La seconda concerne il rapporto della Cisl orobica con lo sviluppo economico e sociale sia territoriale che nazionale, sviluppo nel quale il sindacato si inseriva e che doveva saper leggere sempre meglio. La terza attiene alle fasi di rivendicazione, di scontro, di maturazione nella fatica della lotta vissuta dai lavoratori nelle vertenze sostenute all'interno delle singole fabbriche. L'ultima questione ricomprende le problematiche organizzative e di diffusione sul territorio della Cisl bergomense, da sempre fortemente innestata nelle realtà locali e nel tessuto sociale provinciale.
Un Po' di bene. L'istituto delle suore sacramentine di Bergamo dalle origini al secondo dopoguerra (1882-1950) Gregorini Giovanni - Vita E Pensiero, 2010 - Ricerche. Storia
Il volume ripercorre la storia dell'Istituto delle Suore Sacramentine di Bergamo, fondato da madre Geltrude Comensoli, dalle sue origini -individuate a partire dal 1882 - fino al secondo dopoguerra. Tale evoluzione storica viene qui indagata in una prospettiva prevalentemente economica, sociale, finanziaria e organizzativa, secondo il profilo metodologico di ricerca applicato da alcuni anni dal gruppo di ricercatori coordinato da Mario Taccolini, presso il Dipartimento di Scienze storiche e filologiche dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. In particolare il primo capitolo del libro analizza l'evoluzione carismatica della presenza della congregazione religiosa bergamasca in Italia e nella sua prima apertura missionaria mondiale. Nella seconda parte dello studio si affronta la delicata e nodale questione della gestione patrimoniale dei beni di volta in volta acquisiti dall'istituto. Nella terza viene approfondito l'aspetto legato all'andamento cronologico e qualitativo della demografia riferibile alla congregazione, tema strettamente correlato a quello della valorizzazione delle risorse umane convenute nella famiglia religiosa nel corso del tempo. Nell'ultimo capitolo, per molti versi il più innovativo, vengono enucleate le dinamiche reddituali e di funzionamento economico dell'istituto, potendo attingere le informazioni fondamentali da una lunga serie storica di dati di bilancio.
Per i bisogni dei «non raggiunti». L'Istituto Suore delle Poverelle tra Lombardia orientale e Veneto (1869-1908) Gregorini Giovanni - Vita E Pensiero, 2007 - Ricerche. Storia
Il volume rende conto di una ricerca dedicata alla storia dell'Istituto Suore delle Poverelle di Bergamo, fondato nel 1869 dal sacerdote bergamasco Luigi Maria Palazzolo (1827-1886) e dalla prima madre generale Maria Teresa Gabrieli (1837-1908). Ed è prorio il ruolo di quest'ultima a emergere, per quanto concerne sia le scelte di coerente conferma ed evoluzione del carisma originario della congregazione, sia la corrispondente strategia di diffusione dell'Istituto sul territorio della Lombardia orientale e del Veneto, in fase di rapida industrializzazione tra la fine Ottocento e i primi anni del Novecento. Mediante un'analisi attenta degli aspetti economici e finanziari delle attività della congregazione religiosa, si dimostra come il conseguimento delle finalità assistenziali obbligasse, tra l'altro, a una apertura relazionale, ovvero a intessere rapporti con singoli e con istituzioni, delineando una sorta di "imprenditorialità sociale" (e religiosa, nelle motivazioni) che sola poteva reggere in un contesto di indifferenza generale, di ostilità burocratica, e di non celati paternalismi.