Libri di narrativa di ambientazione storica
Opere narrative ambientate in epoche e contesti storici
Dita di dama Ingrao Chiara - La Nave Di Teseo, 2019 - I Delfini
Maria ha 18 anni, nell'autunno del 1969: un seno troppo sfacciato, e dita di dama. È la prima della classe, ma finisce operaia: come 'Aroscetta, Ninanana, Paolona, Mammassunta... Le loro storie, fra rabbia e risate, nel turbinio dell'Italia che cambia. Il contratto dei metalmeccanici, Piazza Fontana, la legge sul divorzio. Fare la crumira, poi scioperare e diventare delegata: scontrarsi con i genitori, crescere, essere travolta da un amore che sembra impossibile. E l'amicizia: a raccontare la storia è Francesca, l'amica di sempre. Quella che è cresciuta nello stesso palazzone della periferia romana, ma ha potuto studiare. Quella che oggi si guarda indietro, e pensa che ci ha lasciato una parte di sé, in quei "giorni così, tempi così: allegri e feroci, e più veloci della luce". "Abbiamo bisogno di non dimenticare la nostra storia," scrive Maurizio Landini nella postfazione in cui riflette sui nessi fra l'autunno caldo e le sfide del presente, "per trovare forza e nutrimento, ricordando i modi in cui cinquant'anni fa siamo stati capaci di 'cambiare il modo di pensare, di lavorare, di vivere'."
Dita di dama Ingrao Chiara - Baldini + Castoldi, 2014 - I Tascabili
Le "dita di dama" sono le dita di Maria, la protagonista: dita curatissime e sottili, con le quali Maria avrebbe voluto fare la dattilografa ma che invece la portano a lavorare in una fabbrica di televisori, dove servono mani sottili come le sue. Romanzo di formazione ambientato nel 1969 "Dita di dama" tratta temi più che mai attuali: Maria simboleggia le ragazze di oggi, le loro paure e le loro preoccupazioni, ma anche la loro forza e la loro voglia di riscatto.
Dita di dama Ingrao Chiara - La Tartaruga, 2009 - Narrativa
"Mi chiamo Francesca, e sono io che racconto questa storia, non so bene se a qualcun altro o a me stessa, che importa? Importa altro: riuscire a trovare le parole giuste, per dire quegli anni. 1969, l'autunno caldo. Avevamo diciott'anni, non capivamo niente di niente. A Maria l'hanno schiaffata in fabbrica, a me all'università a studiare Legge, dopo pianti e strepiti. Potevo essere io, a dire a Mi sentivo esclusa, dal mondo nuovo che se la stava risucchiando, in un vortice di parole oscure: il cottimo, la bolla, la paletta, i marcatempo... Marca-che? ho chiesto. Che roba è? Boh, non lo so, ha detto Maria. Ma dice che sono i più pericolosi di tutti, 'sti marcatempo. Chi, lo dice? Mi ci perdevo, in quei suoi racconti arruffati su Mammassunta e le sorveglianti, su Ninanana e gli scioperi, e la milanese, e 'Aroscetta... Fioccavano i soprannomi, fra le operaie. E Maria come l'avrebbero chiamata? Per me ti è andata bene, dicevo io. Buttala a ridere, dicevo; mentre le massaggiavo le tempie e le spalle, messe a mollo nel bagnoschiuma, per cercare di togliersi di dosso la puzza di stagno... E la puzza di fumo? E il consiglio di fabbrica? Una cosa pazzesca, incontrare Peppe in quel modo. E ancora più pazzesco innamorarsene. O no? Io non lo so, perché mi assediano la mente quei tempi frenetici, con tutte quelle cose che ci precipitavano addosso: piazza Fontana, i contratti, lo Statuto dei lavoratori, il divorzio, Reggio Calabria... Io non lo so, perché tutti questi ricordi, perché proprio ora."