Libri di Furio Jesi
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Germania segreta. Miti nella cultura tedesca del '900 Jesi Furio Cavalletti A. (Cur.) - Nottetempo, 2018 - Saggi. Figure
"Germania segreta" è il libro con cui Jesi inaugura, nel 1967, il suo originale cantiere di mitologo della modernità. Meditando sugli orrori del nazifascismo, egli affronta il problema della produzione di nuovi miti o delle rinascite, in forme distorte, delle immagini e dei racconti dell'antichità. Campo naturale d'indagine è la grande cultura tedesca fra Otto e Novecento: da Wagner a Mahler, da Nietzsche a Mann e Kafka, dall'Espressionismo a Brecht, Jesi esamina il rapporto inevitabile e complesso che l'artista intrattiene con un mito ormai estraneo a quel che un tempo era stato, ossia rivelazione gioiosa offerta alla coscienza collettiva. Nell'arte moderna, infatti, la fanciulla divina riappare nelle ambigue sembianze della femme fatale, la presenza opaca della morte domina l'immaginario della poesia mentre la città rivela una natura minacciosa e oppressiva. Accade allora che il poeta o il filosofo patiscano di persona, fino alla malattia, la loro vicinanza alle figure affascinanti e demoniache. In pagine che anticipano "Cultura di destra", l'analisi di Jesi si sposta poi dalla malattia alla colpa: è il caso dei teorici nazisti, divulgatori di un mito germanico posticcio, di immagini ipnotiche e mortifere.
Spartakus. Simbologie della rivolta Jesi Furio Cavalletti A. (Cur.) - Bollati Boringhieri, 2000 - Saggi.Storia, Filosofia E Scienze Sociali
Scoperto di recente tra le carte lasciate da Jesi, dopo che una intricata vicenda editoriale lo aveva nascosto per trent'anni, "Spartakus" occupa un posto di indubbio rilievo nell'opera del grande mitologo e germanista, offrendo una delle sue più originali e riuscite prove di scrittura. Non si tratta infatti di una "storia del movimento spartachista", ma di un'appassionata fenomenologia della rivolta intesa quale immediata "sospensione del tempo storico" e distinta pertanto dalla rivoluzione, che comporta una strategia a lungo termine, tutta calata nei processi della storia. Certo, "rivolta" è in primo luogo l'insurrezione del gennaio 1919, che Jesi ricostruisce quasi miniandola nel ritmo serrato della prosa: in quei giorni, lungo le vie di Berlino, "ogni gesto valeva di per se stesso", gli uomini combattevano negli altri uomini il volto disumano, mitico-demoniaco del potere e l'atto "meno deliberato e più conchiuso in se stesso", la scrittura, si rivela paradossalmente esperienza collettiva. Per questo, Spartakus tratta sì di Rosa Luxemburg, ma anche molto di Dostoevskij, di Storm, di Fromentin, di Brecht, nonché di Eliade e di Thomas Mann.
Germania segreta. Miti nella cultura tedesca del '900 Jesi Furio - Feltrinelli, 1995 - Universale Economica
E' l'analisi di come un mito politico sia assunto e trattato nell'opera letteraria come metafora e divenga segno culturale di una società nella sua età di crisi. Il mito politico è costruito su un doppio mito: quello del fanciullo divino, assunto nella letteratura tedesca a simbolo di una natura pura, deviata dal mondo perverso e decadente degli adulti; e quello del cantore nazionale, del poeta vate, che ha la funzione di indicare al suo pubblico il fine a cui deve tendere la collettività. Questo doppio mito è analizzato nella produzione letteraria tedesca tra Ottocento e Novecento e ha, secondo Jesi, il suo massimo esponente in Thomas Mann. Una storia del simbolo letterario che è la ricostruzione di come un paese abbia costruito il proprio destino.