Libri di Cur Jesi Furio Cavalletti
Bibliografia di Cur Jesi Furio Cavalletti: tutti i libri in vendita online Letteratura, storia e critica: studi generali
Esoterismo e linguaggio mitologico. Studi su Rainer Maria Rilke Jesi Furio Cavalletti A. (Cur.) - Quodlibet, 2020 - Saggi
«... Tutto questo è per me oggi il significato della parola mito. Una macchina che serve a molte cose, o almeno il presunto motore immobile e invisibile di una macchina che serve a molte cose, nel bene e nel male. È memoria, rapporto con il passato, ritratto del passato in cui qualche minimo scarto di linea basta a dare un'impressione ineliminabile di falso; e archeologia, e pensieri che stridono sulla lavagna della scuola, e che poi, talvolta, inducono a farsi maestri per provocare anche in altri il senso di quello stridore. Ed è violenza, mito del potere; e quindi è anche sospetto mai cancellabile dinanzi alle evocazioni di miti incaricate di una precisa funzione: quella, innanzitutto, di consacrare le forme di un presente che vuol essere coincidenza con un "eterno presente"». Forse nessuno come Furio Jesi ha saputo tradurre il programma poetico di Rilke nella ricerca di una vita. Scienza mitologica e critica letteraria, scrittura saggistica e autobiografia intellettuale sono in questo libro impossibili da separare: la loro più intima tensione anima uno dei vertici dell'opera jesiana.
Esoterismo e linguaggio mitologico. Studi su Rainer Maria Rilke Jesi Furio Cavalletti A. (Cur.) - Quodlibet, 2002 - Quaderni Quodlibet
Esoterismo e linguaggio mitologico. Studi su Rainer Maria Rilke - Quodlibet
Bertolt Brecht. In appendice: Origine del teatro Jesi Furio Cavalletti A. (Cur.) - Nottetempo, 2025 - Saggi. Figure
Quando pubblica questa monografia per la serie "Il Castoro" nel 1973, Jesi ha già mostrato una profonda affinità con l'opera di Bertolt Brecht. Nel 1969 aveva dedicato la parte centrale di uno dei suoi libri più noti, Spartakus, all'analisi di Tamburi nella notte, lo stesso dramma che aveva diretto e interpretato anni prima nel teatro improvvisato di una cantina torinese. Inoltre, aveva tenuto al Teatro Stabile di Torino un'importante lezione sulle "Origini del teatro", qui riprodotta in appendice: partendo dalla concezione brechtiana dell'attore che "cambia se stesso", Jesi risaliva fino alle rappresentazioni rituali primordiali e alla ripetizione teatrale, sacra e collettiva, di eventi mitici che "salvano dai dolori della storia". Dunque, il confronto con la produzione teorica, la drammaturgia e la tecnica registica di Brecht configura uno dei fili rossi della ricerca jesiana: un laboratorio di pensiero da cui emergono l'idea della rivolta come "sospensione del tempo storico" - il cardine su cui ruoterà la cruciale definizione della "macchina mitologica" nel Tempo della festa - e la messa in discussione del ruolo dell'artista nella cultura dominante borghese (o, potremmo chiosare, "di destra"). Al centro del discorso risalta infatti la drammatica posizione dell'intellettuale che "si impegna nella lotta di classe solo nella misura in cui può verificare la possibilità del contributo del suo 'mestiere'": una rigorosa autocritica accomuna così il drammaturgo e il mitologo, rendendo i testi qui riproposti ancora più illuminanti per la comprensione di entrambi.